{"id":1009,"date":"2022-01-31T16:42:35","date_gmt":"2022-01-31T16:42:35","guid":{"rendered":"https:\/\/dajemo.com\/?p=1009"},"modified":"2022-01-31T16:42:36","modified_gmt":"2022-01-31T16:42:36","slug":"interamna-history-25","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dajemo.com\/?p=1009","title":{"rendered":"Interamna History &#8211; 25"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Terni e la Prima Guerra mondiale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"http:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Ritratto-di-cinque-militari-italiani-della-1^-guerra-mondiale-del-54\u00b0-Rgt.-fanteria.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1010\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Ritratto-di-cinque-militari-italiani-della-1^-guerra-mondiale-del-54\u00b0-Rgt.-fanteria.jpg 300w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Ritratto-di-cinque-militari-italiani-della-1^-guerra-mondiale-del-54\u00b0-Rgt.-fanteria-100x100.jpg 100w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Ritratto-di-cinque-militari-italiani-della-1^-guerra-mondiale-del-54\u00b0-Rgt.-fanteria-150x150.jpg 150w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Ritratto-di-cinque-militari-italiani-della-1^-guerra-mondiale-del-54\u00b0-Rgt.-fanteria-80x80.jpg 80w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prima guerra mondiale,&nbsp;<strong><em>La Grande Guerra<\/em><\/strong>, ha senza dubbio segnato un nuovo confine per quello che al tempo era il concetto stesso di conflitto. Una guerra&nbsp;<strong><em>totale&nbsp;<\/em><\/strong>innanzi tutto per il gran numero di nazioni coinvolte cosi come per gli uomini e le forze impiegate. Una guerra che per la prima volta fu condotta non soltanto sulla terraferma ma anche in mare e, novit\u00e0 assoluta, in cielo. Una guerra che vide fortemente, ed imprescindibilmente, coinvolto il mondo dell\u2019industria; armi, munizionamenti, mezzi, carri armati, blindati, auto, moto, finanche gas asfissianti, gavette e vettovagliamenti dovevano essere prodotti in grandissima quantit\u00e0 e, soprattutto, con una programmazione precisa ed incessante. Va da solo il fatto quindi, che quella guerra totale non si combatt\u00e9 soltanto al fronte ma soprattutto da lontano, nelle fabbriche, nelle miniere, laddove insomma i rifornimenti prendevano forma e la logistica divenne fondamentale. Lo stesso Stato entr\u00f2 in prima persona nell\u2019economia reale cosi come nel mondo dell\u2019industria e lo fece sotto forma di appalti diretti per garantire le forniture militari, distribuendo lui stesso le materie prime, gestendo assunzioni, calmierando i prezzi ed asservendo gli stabilimenti all\u2019interesse bellico della nazione. Per completare il quadro, e far cosi intendere quale l\u2019atmosfera del momento, bisogna ricordare che anche le maestranze impiegate erano sottoposte alla giurisdizione militare. La totalit\u00e0 della societ\u00e0 civile venne in breve coinvolta in questa corsa contro il tempo e contro tutto e lo stesso smisurato e crescente numero di donne assunte, ne fu testimonianza. Storicamente l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra un anno dopo il suo inizio ma, nonostante questo, pag\u00f2 ugualmente un prezzo incredibile in termini di morti, di feriti e di invalidi permanenti. Dei quasi cinque milioni di soldati partiti per i vari fronti, oltre seicentocinquantamila non fecero ritorno alle loro case ed un milione lo fece mortificato nelle carni, a volte in maniera totalmente invalidante. Ma non solo questo perch\u00e9 ci furono altrettanti prigionieri e se le fredde statistiche parlano soltanto di solo cinquemila civili morti a causa di eventi collaterali ad azioni belliche, altri seicentomila ne morirono per fame e malattie. In tutto questo anche l\u2019Umbria e Terni furono protagonisti e nel caso della nostra citt\u00e0, recitando un ruolo di primissimo piano. Nella nostra regione il rapporto tra popolazione e chiamati alle armi fu il pi\u00f9 alto in Italia e tra loro, novecentosessantotto su mille furono impiegati al fronte, praticamente tutto l\u2019intero contingente idoneo al servizio militare. I fanti umbri vennero per lo pi\u00f9 inseriti nella Brigata Alpi, 51\u00b0 e 52\u00b0 Fanteria, e nella Brigata Perugia, 129\u00b0 e 130\u00b0 Fanteria, mentre in generale furono quasi undicimila i soldati della nostra regione che non fecero ritorno a casa. A testimonianza di ci\u00f2, restano gli oltre settanta monumenti alla memoria presenti anche nei pi\u00f9 piccoli borghi. Quello di Terni \u00e8 visibile presso l\u2019ingresso della&nbsp;<strong><em>Passeggiata<\/em><\/strong>&nbsp;ed alla parte pi\u00f9 antica si accede tramite una scalinata; la sua posizione attuale \u00e8 successiva allo spostamento avvenuto nel 1930 da Piazza Tacito. Il complesso marmoreo \u00e8 stato rivisto nel tempo e vede un corpo centrale quadrato che su ognuno dei sui quattro angoli ospita altrettante statue in bronzo che raffigurano soldati e una donna che tiene in braccio un bambino. L\u2019aggiunta di altri simulacri risale agli anni \u201960 mentre successivamente alla fine della Seconda Guerra mondiale, trov\u00f2 posto anche un monumento-ossario dedicato ai caduti di tale conflitto. Trecentocinquanta le decorazioni al valor militare riservate ai soldati umbri. Come abbiamo gi\u00e0 visto nei numeri scorsi, la nostra citt\u00e0 alla fine del XIX secolo era stata scelta per la sua lontananza dalle coste e per la sua ricchezza di acque capaci di fornire una grande forza motrice, come sede di due&nbsp; importantissimi&nbsp; insediamenti, uno industriale e l\u2019altro militare: la&nbsp;<strong><em>Societ\u00e0 degli Altiforni e delle Fonderie<\/em><\/strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong><em>Reale Fabbrica d\u2019Armi<\/em><\/strong>. Proprio relativamente a quest\u2019ultima, a partire dal 1912, quindi dopo oltre trentacinque anni dalla sua inaugurazione che risale al 1875, la direzione inizi\u00f2 a realizzare un potenziamento ed un adeguamento delle linee per renderle pi\u00f9 efficienti e la stessa produzione fu diversificata. Infatti, si inizi\u00f2 non soltanto a produrre&nbsp; per intero fucili e quant\u2019altro ma anche parti di armamenti destinati ai vari reparti di artiglieria come ricambi. Tra l\u2019altro anche l\u2019approvvigionamento dei semilavorati risultava essere un problema per cui, in previsione di quello che poi purtroppo si tramut\u00f2 in realt\u00e0, e cio\u00e8 il coinvolgimento in un conflitto bellico di vastit\u00e0 eccezionali come la Prima Guerra, per evitare il dipendere da entit\u00e0 terze, magari straniere, si inizi\u00f2 a coinvolgere direttamente aziende italiane nella fornitura di canne, culatte, serbatoi finanche ai pi\u00f9 semplici utensili. L\u2019incremento della produzione relativa ai fucili fu implementata di circa il 40% mentre, allo stesso tempo, si provvedeva alla lavorazione di altri armamenti, parti di essi e munizioni. Non solo questo per\u00f2 perch\u00e9 in occasione di differenti operazioni militari, gli stessi operai specializzati vennero inviati nelle retrovie per quelli che erano lavori di semplice manutenzione o per effettuare riparazioni pi\u00f9 importanti. Proprio perch\u00e9 distante dai vari fronti, durante la guerra Terni fu anche utilizzata per il trasferimento di prigionieri di guerra, genti sfollate dai teatri di combattimento e di mutilati ed invalidi che se pur non pi\u00f9 idonei per il combattimento, lo erano per fornire mano d\u2019opera sulle linee di produzione. Una bilancio redatto a conflitto finito, parla di una spesa rendicontata dalla Reale Fabbrica d\u2019Armi per acquisto di materie prime, di oltre ottantasette milioni di lire contro un invio giornaliero di 73 tonnellate di produzione che tocc\u00f2 l\u2019apice con pi\u00f9 di 220 nella primavera del \u201918. Senza scendere nei particolari, furono costruiti pi\u00f9 di due milioni di fucili ed oltre un milione e seicentomila baionette, quasi mezzo milione di pugnali per arditi e duecentomila baionette speciali oltre a decine di migliaia di canne per mitragliatrici, zappette, piccozze, vanghe, attrezzatura in genere e cinquecentomila proiettili da 75mm. Nel contempo, anche la Societ\u00e0 degli Altiforni e Fonderie di Terni, che nel frattempo era passata di propriet\u00e0 dopo la morte di&nbsp;<strong><em>Breda<\/em><\/strong>&nbsp;nel 1903 al quale si erano sostituiti&nbsp;<strong><em>Attilio Odero<\/em><\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong><em>Giuseppe Orlando<\/em><\/strong>, decide per un suo ammodernamento ed ampliamento, il che gli permise di entrare con forza nella produzione di corazze e lamiere di grosso spessore; fu cosi che durante il periodo bellico la produzione di acciaio venne triplicata. Ma non soltanto corazze per navi perch\u00e9 da Viale Brin uscivano anche componenti per cannoni e proiettili. In quello che venne definito il&nbsp;<strong><em>fronte interno<\/em><\/strong>, alla&nbsp;<strong><em>Regia<\/em><\/strong>&nbsp;vennero impiegate oltre tremila donne con le mansioni pi\u00f9 differenti ma a parte questo, in un vero slancio patriottico molte altre, comprese le pi\u00f9 piccole, si ingegnarono nella produzione di indumenti di lana da inviare ai militi in trincea. Su indicazione del&nbsp;<strong><em>Ministro Balzilai<\/em><\/strong>, primo tra i Repubblicani a ricoprire incarichi di governo, Carbonaro, Consigliere dell\u2019Ordine massonico del Grande Oriente d\u2019Italia e senatore del Regno, si invitavano infatti tutti i Prefetti ad istituire un comitato per il confezionamento di questi capi e cosi anche a Terni, l\u2019allora Sindaco&nbsp;<strong><em>Pietro Setucci<\/em><\/strong>&nbsp;se ne fece carico, ricercando altres\u00ec fondi per l\u2019acquisto delle materie prime come la lana. Donne, ragazze e bambine, oltre cinquecento pi\u00f9 intere classi di scolaresche, potettero cosi mettersi al lavoro con ferri ed uncinetto all\u2019interno del&nbsp;<strong><em>Teatro Verdi<\/em><\/strong>. Una iniziativa che con enfasi e lirica del tempo fu definita un evento dove \u2026&nbsp;<strong><em>la ricca dama affabilmente fraternizza con le popolane, con le maestre; queste con amore si chinano sui lavori delle piccole alunne delle elementari \u2026 Oh benedette le vostre mani dame e fanciulle italiane, benedette voi tutte che vibrate di un unico palpito nella vostra opera buona &#8230; &nbsp;<\/em><\/strong>Come oggi, 4 novembre, ma di centotre anni orsono, il&nbsp;<strong><em>Generale Armando Diaz<\/em><\/strong>&nbsp;comandante supremo del Regio Esercito Italiano, a seguito dell\u2019armistizio di Villa Giusti annunci\u00f2 alla nazione con il famoso&nbsp;<strong><em>Bollettino della Vittoria<\/em><\/strong>&nbsp;la resa delle forze austro-ungariche e quindi la vittoria da parte dell\u2019Italia nella Prima Guerra mondiale. \u201c<strong><em>La guerra contro l&#8217;Austria-Ungheria che, sotto l&#8217;alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l&#8217;Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, inizi\u00f2 il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, \u00e8 vinta \u2026 I resti di quello che fu uno dei pi\u00f9 potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza\u201d<\/em><\/strong>&nbsp;Giusto un paio di giorni prima, le parole vergate su un foglietto esposto all\u2019ingresso del Palazzo comunale di Terni erano altre cosi come riporta un bellissimo passaggio tratto dal libro&nbsp;<strong><em>Biografia di una citt\u00e0<\/em><\/strong>&nbsp;scritto da Alessandro Portelli. Lui descrive cos\u00ec lo stato d\u2019animo che si viveva in citt\u00e0 alla notizia della fine della guerra. \u201c<em>Un giorno&nbsp;<\/em><strong>\u2013 racconta tal Mario Sassi<\/strong><em>&nbsp;-, nel pomeriggio, nel novembre del \u201918, stavamo a casa, stavamo per cenare, e sentimmo un gran baccano. Sentimmo la gente che correva, agitata, eccetera. Uscii da casa, andai sotto l\u2019arco del comune, c\u2019era una calca di gente che premevano, premevano contro l\u2019androne, tutti quanti urlavano, strillavano, evviva l\u2019Italia, abbiamo vinto. Io&nbsp; mi avvicinai e vidi \u2018na cornicetta, co\u2019 \u2018na retina de ferro e dentro c\u2019era un foglio di carta con il telegramma di Diaz: Oggi due novembre la marina italiana \u00e8 sbarcata a Trieste. Il tricolore sventola sul castello del Buonconsiglio. Tutti a piagn\u00e8. Uscimmo de casa, c\u2019era tutta Terni, co\u2019 le bandiere, di notte, una cosa indescrivibile\u201d.&nbsp;<\/em>Nel periodo bellico Terni era una citt\u00e0 relativamente piccola che per\u00f2 visse un grande incremento di masse impiegate nell\u2019industria.&nbsp; Il fronte era lontano ma nonostante ci\u00f2, si hanno cenni anche di passaggi nei nostri cieli dei famosi&nbsp;<strong><em>dirigibili Zeppelin,&nbsp;<\/em><\/strong>&nbsp;fatto che costrinse i deputati alla difesa costretti ad utilizzare gli allarmi aerei. Ma uno dei problemi pi\u00f9 grandi che si registrava in citt\u00e0 era quello della speculazione oltre che della corruzione. La fame era un qualcosa con cui fare i conti ogni giorno e le persone si arrangiavano come potevano; i commercianti, in una situazione come quella che si viveva in citt\u00e0, cercavano guadagni pi\u00f9 alti centellinando la vendita delle merci alla bisogna, tenendole nascoste e rendendole disponibili a prezzi maggiori. Questo gener\u00f2 scontento e non raramente piccole rivolte come quando la folla assal\u00ec l\u2019allora&nbsp;<strong><em>Caserma Bignone<\/em><\/strong>, situata tra Piazza Tacito e Piazza Valnerina, per accaparrarsi le vettovaglie li conservate. Il salario diario non era sufficiente alla sopravvivenza insomma, la situazione era oltremodo difficile. A questo poi, si sommava una lotta di classe che si accentuava ogni giorno di pi\u00f9 e che non raramente metteva contro gli stessi operai. E le cose non migliorarono neppure al termine della stessa guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>di Roberto Pagnanini<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"text-align:center\" class=\"wp-block-algori-social-share-buttons-block-algori-social-share-buttons\"><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-facebook\" onclick=\"window.open('https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/dajemo.com\/?p=1009', '_blank')\"><i class=\"fab fa-facebook-f\"><\/i>\u00a0 \u00a0Facebook<\/button><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-email\" onclick=\"window.open('mailto:?body=https:\/\/dajemo.com\/?p=1009', '_blank')\"><i class=\"fas fa-envelope\"><\/i>\u00a0 \u00a0Email<\/button><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-whatsapp\" onclick=\"window.open('https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/dajemo.com\/?p=1009', '_blank')\"><i class=\"fab fa-whatsapp\"><\/i>\u00a0 \u00a0WhatsApp<\/button><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-telegram\" onclick=\"window.open('https:\/\/t.me\/share\/url?url=https:\/\/dajemo.com\/?p=1009', '_blank')\"><i class=\"fab fa-telegram\"><\/i>\u00a0 \u00a0Telegram<\/button><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terni e la Prima Guerra mondiale La prima guerra mondiale,&nbsp;La Grande Guerra, ha senza dubbio segnato un nuovo confine per quello che al tempo era il concetto stesso di conflitto. 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