{"id":1013,"date":"2022-01-31T17:15:37","date_gmt":"2022-01-31T17:15:37","guid":{"rendered":"https:\/\/dajemo.com\/?p=1013"},"modified":"2022-01-31T17:15:39","modified_gmt":"2022-01-31T17:15:39","slug":"interamna-history-26","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dajemo.com\/?p=1013","title":{"rendered":"Interamna History &#8211; 26"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Terni, il primo fascismo e la nascita della provincia (Prima parte)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"http:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/1922.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1012\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/1922.jpg 300w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/1922-100x100.jpg 100w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/1922-150x150.jpg 150w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/1922-80x80.jpg 80w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>La Terni uscita della Prima Guerra mondiale era un citt\u00e0 che aveva contribuito in maniera importante alla causa bellica sia in termini di produzione industriale cosi come dal punto di vista del&nbsp;<em>fronte interno<\/em>, fornendo in questo caso ogni tipologia di supporto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di certo, a conflitto concluso, i ternani, al pari di tutti gli altri italiani, non vivevano di momenti facili anzi, tutto il contrario. Il dopoguerra fu un periodo storico caratterizzato da una pesante crisi economica data dal fatto che la richiesta interna in termini di consumi, non era assolutamente sufficiente a garantire all\u2019industria nazionale quella produzione di generi necessaria alla sua stessa sopravvivenza e, conseguentemente, l\u2019impiego di mano d\u2019opera. Inflazione e crollo della lira fecero il resto. Chiaramente non erano soltanto gli operai a pagare le conseguenze di questa situazione ma anche la piccola e media borghesia che mai prima di allora si era dovuta confrontare con un tale scenario.&nbsp; Anche le piccole conquiste socio-economiche acquisite, rischiavano in un attimo di andare perse. Ma il malcontento era altres\u00ec rivolto da parte del ceto medio verso la grande borghesia, ritenuta avida, approfittatrice ed incapace, fatti che finirono quindi per alimentare un malcontento sempre pi\u00f9 tangibile verso la classe dirigenziale liberale, ritenuta non pi\u00f9 in grado di gestire concretamente una situazione tanto complessa. Perdere il controllo, vedere compromessa la possibilit\u00e0 di mantenere un livello di vita socio-economica conquistato nei primi anni del secolo, fin\u00ec quindi per giustificare la reazione fascista che ne segu\u00ec. Questa \u00e8 senza dubbio una lettura molto schematica e semplicistica di quello che fu un periodo storico difficile, caratterizzato da mille differenti sfaccettature e situazioni, determinante poi per lo stesso futuro dell\u2019Italia; certamente tralascia molti altri fattori contingenti che andrebbero approfonditi maggiormente ma, crediamo renda comunque bene l\u2019idea di quelle che furono le basi per il ventennio fascista. In realt\u00e0 quella del&nbsp;<strong><em>Fascismo<\/em><\/strong>&nbsp;era ormai una condizione consolidata perch\u00e9 gi\u00e0 nel 1914, con la fondazione del&nbsp;<strong><em>Fascio d\u2019azione rivoluzionaria<\/em><\/strong>&nbsp;da parte di&nbsp;<strong><em>Benito Mussolini<\/em><\/strong><em>,&nbsp;<\/em>il supporto all\u2019interventismo rispetto alla Prima Guerra mondiale era stato determinante cosi come al termine della stessa, il saper raccogliere e far proprio il malcontento di migliaia di reduci che si ritrovarono nella condizione di essere un peso per la societ\u00e0 civile, non vedendosi neppure riconosciuto il contributo dato per la Patria ed essere additati come capro espiatorio da parte dall\u2019opinione pubblica, altro non fece che alimentare un malcontento prima latente e poi, pian piano sempre pi\u00f9 evidente. La triste storia dei reduci amati ed odiati in base alle esigenze del momento, \u00e8 un qualcosa che si ritrover\u00e0 in tante altre situazioni future come ad esempio nel post Vietnam. Nel biennio 1919-\u201920, l\u2019Italia fu stravolta da quello che viene ricordato nei libri di storia come il&nbsp;<strong><em>biennio rosso<\/em><\/strong>, un periodo di forti contrasti sociali che portarono a lotte anche molto violente; lotte che non coinvolsero soltanto gli operai ma anche la parte pi\u00f9 rurale del paese. Il culmine si tocc\u00f2 con l\u2019occupazione delle fabbriche che in alcuni casi sfoci\u00f2 anche in un tentativo di autogestione delle stesse. E\u2019 indubbio che Terni vivesse di una comunit\u00e0 operaia molto importante che, tra l\u2019altro, aveva nel suo DNA una sua intrinseca vocazione sovversiva e tutt\u2019altro che estranea alle lotte di fabbrica. All\u2019interno di un siffatto scenario, crebbe inevitabilmente il peso sindacale e questo anche di fronte alla rottura generatasi tra l\u2019allora&nbsp;<strong><em>Confederazione Generale del Lavoro<\/em><\/strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong><em>USI<\/em><\/strong>. La nostra citt\u00e0 non fu immune all\u2019effetto&nbsp;<strong><em>biennio rosso&nbsp;<\/em><\/strong>come testimoniano gli innumerevoli episodi legati a quel periodo. Le lotte e le agitazioni non si limitarono alla fabbrica perch\u00e9 anche in campagna la situazione non era molto differente. Gli operai furono protagonisti di proteste, a volte violente, che ancora oggi vengono ricordate: le pi\u00f9 eclatanti furono senz\u2019altro quella del I maggio e quella del 28 giugno del 1920 durante la quale cinque di loro morirono colpiti dai carabinieri che spararono sulla folla senza nessun preavviso. Questa predisposizione alla lotta, unita ad una organizzazione che non \u00e8 fuori luogo definire&nbsp;<strong><em>militare<\/em><\/strong>, permise per\u00f2 in futuro di reggere meglio che altrove l\u2019onda d\u2019urto della conquista squadrista della citt\u00e0. Terni era considerata la&nbsp;<strong><em>Manchester italiana<\/em><\/strong>&nbsp;ed era senza ombra di dubbio il primo centro industriale della regione. Gli operai considerati alla stregua di proletari sindacalizzati e politicamente attivi, erano dunque visti come sovversivi e antinazionali e per questo seguiti e controllati dal sistema di Pubblica Sicurezza. In realt\u00e0 per\u00f2, il tutto aveva una sua logica perch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 clandestina antiregime all\u2019interno della&nbsp;<strong><em>Terni<\/em><\/strong>&nbsp;era ben radicata ed attiva. Quest\u2019ultima, soprattutto agli inizi degli anni \u201930, attu\u00f2 una politica monopolistica rispetto alla vita pubblica attraverso la realizzazione di spacci alimentari, costruzione di quartieri abitativi, l\u2019attuale Villaggio Matteotti inizialmente era stato concepito come il villaggio semirurale Italo Balbo, parchi giochi, strutture sportive, passando per il controllo delle attivit\u00e0 dopolavoristiche e del tempo libero. Comunque la nomea che si era guadagnata Terni era quella di essere una&nbsp;<strong><em>isola rossa&nbsp;<\/em><\/strong>e, nel clima del momento, non era certamente qualcosa di piacevole ed accetabile. Per di pi\u00f9 in occasione di alcune proteste, nell\u2019estate del \u201922, causa un attentato dinamitardo rimase ferito l\u2019ing. Galassi poi, si assiste all\u2019esplosione di un ordigno lungo la linea ferroviaria nei pressi di Marmore. Ad una prima reazione politica che punt\u00f2 a sedare gli animi con la costituzione di una Camera del Lavoro affidata a Tullio Cianetti, fece seguito il 1\u00b0 settembre una spedizione squadrista, la seconda in effetti, dove&nbsp;<strong><em>Camice nere<\/em><\/strong>&nbsp;provenienti da tutta l\u2019Umbria e non soltanto, si concentrano in migliaia dando vita a scontri sin dalle prime ore della mattina. Venne aggredito&nbsp;<strong><em>Tito Oro Nobili<\/em><\/strong>, deputato socialista, vengono distrutte le Camere confederali e sindacalista del PSI, del PCI e della Cooperativa Concordia. Negli scontri muore anche&nbsp;<strong><em>Italo Maccarani<\/em><\/strong>, giovane squadrista ternano raggiunto da un colpo di pistola. Questi fatti si insinuano in un particolare momento che porter\u00e0, per alterne vicende, alla chiusura in estate delle Acciaierie per mancanza di commesse. Una situazione tragica che per\u00f2 sembr\u00f2 essere magistralmente orchestrata e portata a favore dei dirigenti fascisti che in pratica si presero il merito di essere stati capaci di chiudere una vertenza tra le stesse Acciaierie e gli operai, il tutto dopo aver occupato lo stabilimento ed aver costretto i vertici dell\u2019azienda a firmare un accordo. Fu cos\u00ec che il Fascismo si prese Terni atteggiandosi a difensore dei diritti dei lavoratori. In realt\u00e0 , come detto, fu il frutto di una trattativa sottobanco, una trattativa parte della strategia pensata da&nbsp;<strong><em>Arturo Bocciardo<\/em><\/strong>, allora amministratore delegato delle Acciaierie di Terni. La fabbrica non usc\u00ec bene dal periodo bellico; le commesse per le forniture militari vennero meno e la crisi economica era stringente. Non per ultimo c\u2019erano da riscuotere i crediti dovuti dallo Stato. Con Bocciardo per\u00f2 arriv\u00f2 il supporto della Banca Commerciale Italiana che lo support\u00f2 con investimenti importanti i nuovi progetti messi in cantiere. Il piano era complesso ma, allo stesso tempo, aveva una sua logica: mettere insieme tutte le grandi industrie della Valnerina iniziando dalla&nbsp;<strong><em>Societ\u00e0 degli Alti Forni e Fonderie di Terni<\/em><\/strong>&nbsp;passando per la Societ\u00e0&nbsp;<strong><em>per il Carburo di Calcio Acetilene ed altri Gas<\/em><\/strong>. Nacque cos\u00ec la&nbsp;<strong><em>Terni, Societ\u00e0 per l&#8217;Industria e l&#8217;Elettricit\u00e0<\/em><\/strong>&nbsp;che pur mantenendo come attivit\u00e0 principale quella delle acciaierie, poteva anche contare con due grandi centrali idroelettriche, tre laghi artificiali, due insediamenti chimici ed oltre 3200 dipendenti. Siamo nel 1922; in Italia per\u00f2 le cose continuavano ad essere complesse. Ritornando ai fatti del \u201920 e precisamente sulla manifestazione durante la quale negli scontri morirono cinque persone, alcune testimonianze si ritrovano raccontate alll\u2019interno del libro&nbsp;<strong><em>Biografia di una Citt\u00e0<\/em><\/strong>&nbsp;scritto da&nbsp;<strong><em>Alessandro Portelli<\/em><\/strong>&nbsp;.&nbsp;<em>Questo fu a luglio: ce stavano le pagliette, andavano tutti quanti con\u2019 le scarpe bianche \u2013 racconta&nbsp;<\/em><strong>Agamante Androsciani<\/strong><em>&nbsp;\u2013 c\u2019ero presente. Erano tre o quattro giorni che stavano in sciopero; gli oratori della Camera sindacale anarchica chiedevano lo sciopero ad oltranza, quest\u2019altri della Cgil chiedevano, \u00e8 vero, la ripresa del lavoro. Fatto sta, avevamo fatto quello sciopero e non avevamo preso niente. La piazza si era divisa in due tronconi, fra socialisti e anarchici \u2026&nbsp;<\/em>Era la sera del 28 giugno 1920.&nbsp;<em>A un certo punto momento il comizio era finito, e erano cominciati \u2018sti battibecchi , \u2018st\u2019insulti. Io dico, annamocene, se no qui \u2026&nbsp;<\/em><strong>&#8211; descrive Remo Righetti<\/strong><em>&nbsp;\u2013<\/em>&nbsp;<em>E allora l\u2019anarchici \u201cVolemo la rivoluzione!\u201d Trattavano i socialisti, insomma, da pompieri, erano rivoluzionari,&nbsp; loro. Mo\u2019 c\u2019era un gruppo d\u2019anarchici, sei o sette, uno portava anche la rivoltella. Cominciarono a tratt\u00e0 male fra socialisti e anarchici. Poi ce fu uno, dice: Volete la rivoluzione? Allora avanti, venite con me! &nbsp;<\/em>Le cronache del tempo raccontano che la situazione degener\u00f2 a seguito dell\u2019esplosione di un colpo di pistola ed in breve, cinquanta carabinieri, divisi in due squadre da venticinque ciascuna, si precipitarono verso l\u2019imbocco di via Cornelio Tacito.&nbsp; Senza nessun avviso, i militari aprirono il fuoco ad altezza d\u2019uomo.&nbsp;<strong><em>Luigi Frascarelli<\/em><\/strong>, quattordici anni,&nbsp;<strong><em>Angelo Eleodori<\/em><\/strong>, venticinque,&nbsp;<strong><em>Lelio Palla<\/em><\/strong>, trentadue, morirono sul posto.&nbsp;<strong><em>Isidoro Taddei<\/em><\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong><em>Francesco Olmi<\/em><\/strong>&nbsp;morono successivamente in ospedale. Tanti i feriti dei quali le autorit\u00e0 fornirono un elenco comunque incompleto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>di Roberto Pagnanini<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"text-align:center\" class=\"wp-block-algori-social-share-buttons-block-algori-social-share-buttons\"><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-facebook\" onclick=\"window.open('https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/dajemo.com\/?p=1013', '_blank')\"><i class=\"fab fa-facebook-f\"><\/i>\u00a0 \u00a0Facebook<\/button><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-email\" onclick=\"window.open('mailto:?body=https:\/\/dajemo.com\/?p=1013', '_blank')\"><i class=\"fas fa-envelope\"><\/i>\u00a0 \u00a0Email<\/button><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-whatsapp\" onclick=\"window.open('https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/dajemo.com\/?p=1013', '_blank')\"><i class=\"fab fa-whatsapp\"><\/i>\u00a0 \u00a0WhatsApp<\/button><button class=\"bttn-pill bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-telegram\" onclick=\"window.open('https:\/\/t.me\/share\/url?url=https:\/\/dajemo.com\/?p=1013', '_blank')\"><i class=\"fab fa-telegram\"><\/i>\u00a0 \u00a0Telegram<\/button><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terni, il primo fascismo e la nascita della provincia (Prima parte) La Terni uscita della Prima Guerra mondiale era un citt\u00e0 che aveva contribuito in maniera importante alla causa bellica sia in termini di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1012,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_eb_attr":"","pgc_sgb_lightbox_settings":"","footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-1013","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interamna-history"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1013","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1013"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1013\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1014,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1013\/revisions\/1014"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1012"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1013"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1013"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1013"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}