{"id":3035,"date":"2022-03-23T09:48:54","date_gmt":"2022-03-23T09:48:54","guid":{"rendered":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3035"},"modified":"2022-03-23T09:50:07","modified_gmt":"2022-03-23T09:50:07","slug":"libero-liberati-luomo-che-trasformo-in-realta-i-sogni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3035","title":{"rendered":"Libero Liberati: l\u2019uomo che trasform\u00f2 in realt\u00e0 i sogni"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/FOTOULTIME07liberati-coppe.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3034\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/FOTOULTIME07liberati-coppe.jpg 300w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/FOTOULTIME07liberati-coppe-150x150.jpg 150w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/FOTOULTIME07liberati-coppe-80x80.jpg 80w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/FOTOULTIME07liberati-coppe-100x100.jpg 100w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:18px\">Lui Libero Liberati, il Cavaliere d\u2019Acciaio, espressione di una Terni operaia che proprio dagli altiforni era rinata, a contendere la vittoria al Duca di Ferro, Geoffrey Duke, la nobilt\u00e0 del motociclismo dell\u2019epoca. L\u2019icona di questo sport incredibile fatto di velocit\u00e0 e coraggio \u00e8 ancora oggi fissata in quella foto che, nell\u2019immaginario di tutti, ne \u00e8 la sintesi stessa. 9 settembre 1956, Gran Premio di Monza. Due Gilera, due Uomini, due Campioni il cui sguardo va oltre il tempo. In quell\u2019occasione fin\u00ec con l\u2019inglese davanti soltanto per un decimo, ma cos\u00ec doveva essere. Un decimo, un battito d\u2019ali, un nulla per noi comuni mortali, un tempo lunghissimo per chi vola nel vento. Un anno dopo per\u00f2, il 1 settembre 1957 sempre a Monza, con Liberati vinceva Terni e tutta la sua gente. E ci sar\u00e0 pur un motivo se, ancora oggi, lo stadio cittadino dove le Fere ci regalano gioie e delusioni \u00e8 intitolato a lui, uno tra i pochi esempi al mondo di un impianto sportivo dedicato ad un campione di un\u2019altra disciplina. Era Carnevale e nessuno sapr\u00e0 mai cosa pensava e cosa pensavano i ternani in quel piovoso giorno di marzo quando a Cervara, a poche centinaia di metri dalla sua Terni in cui trentasei anni prima era nato, Libero Liberati perse la vita. E cos\u00ec la sua gente, nella stessa maniera nella quale lo aveva acclamato, osannato e portato in trionfo dopo la vittoria del mondiale, lo accompagn\u00f2 silenziosa e triste verso la sua ultima dimora. Una citt\u00e0 che ha tra i propri valori quelli della fedelt\u00e0 e della riconoscenza, gli stessi che avevano indotto Liberati a non tradire mai la Gilera. Neppure dopo lo storico ritiro dalle competizioni delle case italiane al termine della stagione \u201857. La marca di Arcore, insieme alla Mondial e alla Guzzi, sottoscrisse infatti un accordo per non partecipare alle manifestazioni motociclistiche, giustificando la decisione con l\u2019elevato impegno economico che avrebbero dovuto sostenere; un accordo aggirato dalla MV Agusta con un escamotage, con una semplice scritta privat sul serbatoio. Liberati, che mai aveva pensato di cambiare bandiera e mai aveva pensato di correre per un altro marchio, si trov\u00f2 cosi senza la possibilit\u00e0 di difendere il suo titolo di Campione del mondo. Non lo fece neppure dinnanzi ad un assegno in bianco che il conte Augusta gli presenta in occasione di una gara sul circuito di Cesenatico; e a dire che lo stesso Carlo Bandirola, suo avversario di sempre, si era fatto pi\u00f9 volte ambasciatore di questa proposta. Ma qualcosa cambia ed a seguito delle pressioni di molti concessionari del nord, certi che questa situazione li stesse penalizzando commercialmente, il Commendator Gilera si lascia sfuggire una promessa; una Quattro cilindri con la quale Libero avrebbe partecipato al Campionato Italiano del 1962, di cui la prima prova era prevista a Modena. Siamo all\u2019inizio dell\u2019anno e lui che mai aveva smesso di allenarsi e gareggiare, ancorch\u00e9 da privato, intravede forse l\u2019inizio di un nuovo sogno. \u2026 Ma quel 5 Marzo del 1962 in sella alla sua Saturno, con quella tuta nera e il petto imbottito di giornali, il suo immancabile fazzoletto piegato e riposto in una tasca all\u2019interno della tuta stessa insieme ad un documento, mentre si allenava sicuro del suo rientro da ufficiale alle corse, e di poter cos\u00ec continuare a vivere il suo meraviglioso sogno, il destino mise fine alla sua vita terrena e fece nascere il mito. Qualche giorno prima, di ritorno da Arcore, Liberati insieme al suo meccanico Pirro Loreti esprime la sua gioia all\u2019amico Remo Venturi per aver definito tutti i particolari con la Gilera e questo, tra l\u2019altro, gli permette anche di sbilanciarsi con Renzo Rossi, giovane ed emergente pilota ternano del tempo. Dato che per lui c\u2019era pronta la 500cc Quattro cilindri, avrebbe potuto dare a Renzo la sua Saturno per l\u2019inizio del campionato. Se si fosse allenato costantemente, ed i risultati fossero venuti, c\u2019era anche l\u2019impegno da parte di Libero affinch\u00e9 pi\u00f9 avanti, nel corso della stagione, a Rossi fosse permesso di utilizzare una 350cc, anche questa quattro cilindri, per correre ad Imola. Era di luned\u00ec ed insieme decisero di uscire per un allenamento in moto, una girata. Il destino, discreto come sempre, fa la sua apparizione. Piove e l\u2019appuntamento viene rimandato. Il magnete della Gilera di Libero non funziona e quindi la moto non si accende. Pirro, suo fidatissimo meccanico che nonostante fosse febbricitante non se la sente di restare a casa e di abbandonare l\u2019officina, lo sostituisce in un attimo. In lui, ancora oggi, e come dargli torto, rimane un eterno rimorso mai placato. Si fa tardi. Libero vuole partire comunque ma a quel punto Rossi rinuncia e non va con lui. E\u2019 mezzogiorno e continua a piovere. L\u2019asfalto bagnato, la strada sulla quale aveva battuto campioni di ogni tempo, la parete rocciosa dove probabilmente urta dopo la caduta, lo tradiscono. Il Cavaliere d\u2019Acciaio sul suo Circuito dell\u2019Acciaio. Non troveremo mai neppure una persona che ci dir\u00e0 cosa accade in quegli ultimi attimi. Neppure chi, come lo stesso Pirro, alcuni minuti prima lo ha aiutato a riempire il serbatoio della sua Gilera, l\u00ec nella stessa officina di Libero e lo ha aspettato per poterlo rivedere nel pomeriggio. S\u00ec perch\u00e9 Libero sarebbe tornato, come sempre. O chi, pochi istanti prima della tragedia, sente il suono del motore della Gilera arrivare veloce, forte, pieno per poi, in un attimo, lasciare posto ad un silenzio irreale. Ed ancora chi, in mezzo a quel silenzio irreale lo raccoglie per trasportarlo sulla sua 1100 in una corsa piena di speranza all\u2019ospedale di Terni. Nessuno mai sapr\u00e0 dircelo. In molti giurano di conoscere come realmente andarono i fatti ma l\u2019unica certezza \u00e8 quella che la moto viene trovata in terra lungo un tratto rettilineo, poco prima di una curva a sinistra. Una curva che per tutti noi adesso \u00e8 la curva di Liberati. Quando dopo alcuni giorni viene dato il permesso di esaminare la Saturno, la moto viene accesa e il motore parte immediatamente facendo scartare l\u2019ipotesi del guasto meccanico. Anche tutte le altre componenti risultano essere perfette. La Gilera non mostra grandissimi danni se non quelli causati da una scivolata sull\u2019asfalto. Anche l\u2019ipotesi del malore non viene mai presa in considerazione e quindi, rimane la possibilit\u00e0 che, nel momento di frenare, scalare e prepararsi per affrontare la curva, la moto abbia perso aderenza a causa dell\u2019asfalto umido e probabilmente sporco ma Nessuno mai potr\u00e0 dirci come andarono veramente le cose. La notizia della morte di Libero si diffonde in un attimo in tutta la citt\u00e0, facendola piombare nel pi\u00f9 totale sconforto. Noi e la nostra Terni abbiamo perso qualcosa di pi\u00f9 di un Campione, abbiamo perso un Uomo. Oggi, a testimonianza di quel tragico evento, lungo la strada Valnerina rimane una lapide. Queste le parole dell\u2019allora sindaco di Terni in occasione del funerale a cui partecipa un\u2019intera citt\u00e0 e non solo: \u201cTu, ardito cavaliere del nostro tempo, ci indichi una meta lontana, l\u2019approdo glorioso di una vita fortemente e seriamente impegnata (\u2026)\u201d. Liberati era una persona semplice ed umile che le vittorie e la gloria non avevano cambiato. La sua partita a carte al bar Rossi di Citt\u00e0 Giardino, i suoi amici pi\u00f9 cari Aldo Coccetta ed Elvino Rapanelli, il suo meccanico di sempre Pirro Loreti, depositari di mille storie e di mille straordinari aneddoti. \u201cLa gioia pi\u00f9 grande \u00e8 quella di vedere la felicit\u00e0 negli occhi degli amici per la mie vittorie\u201d ripeteva spesso Libero Liberati. E\u2019 per questo che di Libbero, con due B perch\u00e9 nella conca quel nome si pronuncia cosi, forse a renderlo ancora pi\u00f9 importante, per Terni e per i ternani, non restano soltanto le quarantadue vittorie conseguite dal 1947 al \u201961, le due Coppe d\u2019Oro Shell conquistate a Imola, la vittoria nel Gran Premio della FMI del \u201951, i due Campionati Italiani ed il campionato Mondiale vinto nel 1957 nella classe 500cc, che gli valse tra l\u2019altro anche la Medaglia d\u2019Oro come Atleta dell\u2019Anno conferitagli dall\u2019Unione Stampa Sportiva, del Ternano Volante resta molto di pi\u00f9. Rimane il segno indelebile di un Uomo prima e di un Campione poi, capace di incarnare e trasformare in realt\u00e0 i sogni dei suoi concittadini e dei suoi amici. Cos\u00ec nascono i miti che scaldano i cuori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tratto dal libro<\/strong> <em>Nessuno Mai, la presunzione dei fatti<\/em>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lui Libero Liberati, il Cavaliere d\u2019Acciaio, espressione di una Terni operaia che proprio dagli altiforni era rinata, a contendere la vittoria al Duca di Ferro, Geoffrey Duke, la nobilt\u00e0 del motociclismo dell\u2019epoca. L\u2019icona di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3034,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_eb_attr":"","pgc_sgb_lightbox_settings":"","footnotes":""},"categories":[63],"tags":[],"class_list":["post-3035","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3035","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3035"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3035\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3037,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3035\/revisions\/3037"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3034"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}