{"id":3158,"date":"2022-04-04T16:00:30","date_gmt":"2022-04-04T16:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3158"},"modified":"2022-04-05T16:34:36","modified_gmt":"2022-04-05T16:34:36","slug":"auto-moto-corse-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3158","title":{"rendered":"Auto, moto, corse e non solo \u2026"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/1438281958_fiat-terni-prototip_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3157\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/1438281958_fiat-terni-prototip_2.jpg 300w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/1438281958_fiat-terni-prototip_2-150x150.jpg 150w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/1438281958_fiat-terni-prototip_2-80x80.jpg 80w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/1438281958_fiat-terni-prototip_2-100x100.jpg 100w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\" style=\"font-size:18px\">Soltanto pochi giorni fa, era il 4 novembre, in tutta Italia si \u00e8 celebrata la Festa dell\u2019Unit\u00e0 Nazionale e delle Forze Armate il tutto nel Centenario della fine della Grande Guerra. Quella tra il 1915 ed 1918 fu senza ombra di dubbio la prima guerra totale ed industriale della storia. Il grande numero di nazioni coinvolte cosi come l\u2019utilizzo massivo di nuove armi, aerei, sommergibili, carri armati, moto, automobili e, per il tempo, nuove tecnologie capaci di produrne in tempi brevi i quantitativi necessari, ne sono state certamente la testimonianza. La mobilitazione di oltre 5.000.000 di soldati poi, dei quali circa 650.000 non fecero ritorno a casa ed un milione ne porteranno i segni nelle carni per tutta la vita, certific\u00f2 invece la parte tragica di questo lustro di pazzia. Ma non soltanto questo perch\u00e9 a parte chi la vita la lasci\u00f2 tra le trincee al fronte, la storia dell\u2019epoca racconta anche di 5.000 civili morti in azioni di guerra e di altri 600.000 deceduti per malattie e malnutrizione. Un evento tragico che dovrebbe aprire gli occhi sulla capacit\u00e0 insana dei popoli di portarsi all\u2019autodistruzione. Anche Terni, inevitabilmente, pag\u00f2 il suo contributo e lo fece sia in termini di vite che di sacrifici in generale; per l\u2019intera Umbria si contarono circa 11.000 morti e ancora oggi, girovagando per i piccoli borghi della nostra regione, non \u00e8 raro incrociare lo sguardo con lapidi o monumenti che ne tengono in vita la memoria. Fu oltremodo un periodo nel quale in pratica, facendo leva sull\u2019eccezionalit\u00e0 del momento, l\u2019intera societ\u00e0 civile venne sottoposta ad una mobilitazione generale che innesc\u00f2 anche le prime forme di organizzazione scientifica del lavoro ed un maggior inserimento di mano d\u2019opera femminile nelle varie attivit\u00e0 produttive. In quegli anni Terni stava vivendo un grande cambiamento passando da piccolo insediamento urbano prettamente indirizzato all\u2019agricoltura a vera e propria entit\u00e0 industriale di primaria importanza nazionale. Un cambiamento che ebbe inizio in quel lontano 10 marzo del 1884 quando venne posata la prima pietra sulla quale si sarebbe costituito uno tra i complessi produttivi pi\u00f9 importanti agli albori della civilt\u00e0 industriale italiana: la Societ\u00e0 degli Alti Forni, Fonderie e Acciaierie. Sicuramente, la grande presenza e disponibilit\u00e0 di acqua unita alla sua collocazione geografica che la poneva al centro dello stivale, hanno avuto il giusto peso affinch\u00e9 si decidesse di trasformare Terni nella Manchester italiana tanto che, in quel periodo, il cinquanta per cento della produzione nazionale di acciaio usciva dalle sue linee di lavorazione e il pi\u00f9 grande maglio al mondo, con cinque metri di corsa e centootto tonnellate di potenza, battendo i suoi colpi su una sotto incudine da mille tonnellate fusa in un unico blocco, vanto ed esempio unico della metallurgia, scandiva i tempi della vita quotidiana di migliaia di operai. Nel 1861 poi, fu anche istituito il Regio Istituto Tecnico che divenne ben presto uno dei pi\u00f9 importanti della penisola, attraendo giovani da ogni parte. Ma la rilevanza che la citt\u00e0 si stava procurando come polo strategico industriale e militare, non era soltanto rivolta alla produzione siderurgica perch\u00e9 di pari passo andavano sempre pi\u00f9 acquisendo importanza i vari settori minerario, chimico ed elettrico. Ma tornando all\u2019acciaio prodotto negli altiforni delle fonderie, c\u2019\u00e8 da dire come questo servisse anche ad alimentare le linee di uno stabilimento militare, la Fabbrica d\u2019Armi il cui inizio all\u2019edificazione fu dato il 2 maggio del 1875 da S.E. Generale Ricotti, allora Ministro della Guerra. Uno stabilimento all\u2019avanguardia per quei tempi, capace nel periodo in cui scoppi\u00f2 la Grande Guerra, di una produzione giornaliera di circa duemila fucili, i famosi Carcano mod. 91, con un impegno in termini di forza lavoro di quasi settemila operai. Non solo, al suo interno si progettavano e producevano anche le corazze con le quali proteggere le navi della Reale Marina Militare Italiana e, dulcis in fundo, anche la famosa autoblinda FIAT-Terni Tripoli, conosciuta anche come Terni, FIAT Tripoli e FIAT Libia. Erano gli anni in cui la citt\u00e0 cercava di reagire agli orrori del conflitto appena concluso e le gesta di Umberto Baconin Borzacchini iniziavano ad accendere i cuori dei ternani. E se da una parte il futuro Campione iniziava a dare spettacolo sul piazzale sterrato davanti al Duomo alla guida di una SCAT, il tutto vicino a quella che era l\u2019auto moto officina di Tomassini e Conti in Via Aminale dove prestava la sua opera, dall\u2019altra parte di Terni, in Viale Brin, prendeva forma appunto questo mezzo militare. Realmente l\u2019autoblinda nacque all\u2019interno delle acciaierie nel 1918 e, con la fine della prima guerra mondiale, fu destinata all\u2019uso nelle colonie italiane tanto che un primo lotto costituito da 12 unit\u00e0, venne destinato in Libia dove erano operativi il Regio Corpo Truppe Coloniali della Cirenaica e quello della Tripolitania. Con il passare degli anni, la Terni risult\u00f2 essere ormai obsoleta anche per semplici compiti di polizia coloniale ma, allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando il Regio Esercito si trov\u00f2 a corto di mezzi motorizzati, le sue carrozzerie blindate vennero montate sui telai dei alcuni autocarri FIAT-SPA 38R, ne vennero modificate le torrette e furono dotate di mitragliatrici provenienti da aerei fuori uso e destinati alla stessa protezione antiaerea della Brigata corazzata speciale Babini. E cosi quella Terni che fu la quarta in Italia ad essere dotata dell\u2019illuminazione pubblica ad elettricit\u00e0, istituita provincia nel 1927 per merito dell\u2019allora podest\u00e0 Elia Rossi Passavanti ben introdotto negli ambienti romani, che aveva dati i natali a Borzacchini soltanto pochi lustri dopo che i bersaglieri di Lamarmora entrarono in Roma, fu inoltre protagonista nella produzione automobilistica anche se, destinata a scopi meno pacifici rispetto a quelli di una semplice gita fuoriporta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Soltanto pochi giorni fa, era il 4 novembre, in tutta Italia si \u00e8 celebrata la Festa dell\u2019Unit\u00e0 Nazionale e delle Forze Armate il tutto nel Centenario della fine della Grande Guerra. 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