{"id":3254,"date":"2022-04-08T09:50:58","date_gmt":"2022-04-08T09:50:58","guid":{"rendered":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3254"},"modified":"2022-04-08T09:51:00","modified_gmt":"2022-04-08T09:51:00","slug":"libbero-mio-padre-intervista-a-manrico-liberati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3254","title":{"rendered":"Libbero, mio padre:\u00a0intervista a MANRICO LIBERATI"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/200327_1037376147418_1768_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3253\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/200327_1037376147418_1768_n.jpg 300w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/200327_1037376147418_1768_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/200327_1037376147418_1768_n-80x80.jpg 80w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/200327_1037376147418_1768_n-100x100.jpg 100w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sono passate cinquantasette primavere da quel luned\u00ec, da quel tragico 5 marzo del 1962.&nbsp;<em>Era de Carnevale<\/em>&nbsp;recita una poesia, una giornata piovosa, grigia e, da allora, indimenticabile.&nbsp;<em>Libbero,&nbsp;<\/em>con due&nbsp;<em>b<\/em>&nbsp;perch\u00e9 a Terni quel nome si pronuncia cosi quasi per renderlo pi\u00f9 importante<em>,&nbsp;<\/em>al secolo Libero Liberati, part\u00ec per quella&nbsp;<em>girata<\/em>&nbsp;che tutti abbiamo raccontato mille volte nel corso degli anni, ognuno di noi arricchendola di particolari, di semplici chiacchiere ascoltate, di ipotesi pi\u00f9 o meno sostenibili ma che, in ogni caso, non hanno cambiato il finale della storia.&nbsp;<em>Lu ternano volante<\/em>,&nbsp;<em>lu cavaliere d\u2019acciaio<\/em>, l\u2019amico di &nbsp;tutti, incontrando la morte su quella stessa strada che aveva percorso all\u2019infinito, e che gli era stata compagna nei suoi inizi di&nbsp;<em>corridore,<\/em>&nbsp;cosi&nbsp; era uso definire quegli eroi fasciati da una tuta nera che aveva l\u2019ardire di pensarsi una corazza, protetti da un improbabile casco a scodella e animati da tanta sete di gloria, \u00e8 riuscito in qualcosa che molti sognano ma che invece a pochi riesce: vivere oltre il tempo. Gi\u00e0, il tempo. Quanto ne era passato da quel trionfo mondiale di Monza a quella promessa ricevuta ad Arcore, e quanto deve essere stato lungo e difficile affrontare, giorno dopo giorno, quel lustro fatto di fedelt\u00e0 ad una marca, la Gilera, che invece lo aveva tradito ritirandosi dalle competizioni. Poco conta saperlo ormai. Noi, il&nbsp;<em>Libbero<\/em>&nbsp;Campione, lo abbiamo sempre raccontato attraverso le sue vittorie, i record, le Coppe d\u2019Oro Shell di Imola, i titoli italiani vinti e quell\u2019iride conquistato nel \u201957; lo abbiamo fatto filtrando il tutto con i nostri occhi di appassionati, di sportivi, di amici, di ternani ma mai lo abbiamo fatto guardandolo con quelli che invece sono gli occhi di un bambino. Com\u2019era&nbsp;<em>Libbero<\/em>&nbsp;visto da un bimbo che, quel 5 marzo del 1962, aveva soltanto otto anni e che su quella curva di Cervara non perse un Campione ma diede l\u2019addio per sempre al suo pap\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Era un giorno strano, piovoso e grigio. Avevo otto anni. Saranno state le undici e mezza o forse mezzogiorno quando in casa arrivarono Primo e Lucia, due amici di famiglia che vivevano a Marmore. Pap\u00e0 aveva appena terminato di fare colazione e quella fu l\u2019ultima volta che lo vidi. Scese in officina, prese la moto e lo sentii partire. Pass\u00f2 poco pi\u00f9 di un\u2019ora quando qualcuno, non ricordo chi, suon\u00f2 alla porta e mi disse \u201cVieni, ti porto a vedere una cosa \u2026\u201d Arrivammo a Cervera e li trovai &nbsp;la moto adagiata sull\u2019asfalto e tante macchie di sangue. Non capii subito, non mi resi conto del dramma. Avevo perso mio padre per sempre ma tutto prese forma soltanto nei mesi successivi quando a poco a poco, il nostro mondo, il mondo della mia famiglia, inizi\u00f2 a cambiare. &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La chiacchierata con Manrico Liberati, il figlio pi\u00f9 piccolo di Libero inizia da qui; l\u2019altro, Giancarlo suo fratello, ha condiviso un destino simile sotto molti aspetti a quello del Campione ternano, perdendo anche lui la vita in un incidente stradale sempre in moto quando, percorrendo una curva, il cavalletto laterale lasciato inavvertitamente aperto, ne caus\u00f2 la caduta.&nbsp;<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo la morte di pap\u00e0 tutto inizi\u00f2 a cambiare rapidamente. Nulla era pi\u00f9 lo stesso ed anche la gestione economica della famiglia non era semplice e questo per tanti motivi. Pu\u00f2 sembrarti strano ma portare un cognome ingombrante come il nostro, a Terni, delle volte non \u00e8 stato d\u2019aiuto. Tra l\u2019altro io ero un bambino con qualche problema di dislessia e in tutto questo Giancarlo, mio fratello maggiore, rappresent\u00f2 per me quell\u2019anello di congiunzione tra la sicurezza che ti da un padre e la necessit\u00e0 di imparare a vivere e camminare da solo. Mi ha insegnato tutto ci\u00f2 che so, anche professionalmente. Erano passati otto anni da quel maledetto giorno di marzo e perderlo fu terribile. Ho impiegato tanto tempo per riprendermi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Com\u2019era\u00a0Libbero\u00a0come padre?<\/em><br>Era un padre incredibile. Lo ricordo con un carattere forte, deciso e determinato. Un uomo per il quale una parola era poca e due erano troppe ma che sapeva essere anche tenero; gli piaceva scherzare ed a volte lo faceva in maniera pesante. Era l\u2019amico di tutti. Non tornava mai da una gara o da un viaggio senza un regalo e quando era a Terni, io passavo tutto il mio tempo con lui. Al bar, a passeggio, in officina non lo lasciavo un attimo. Per me era una sicurezza, una protezione. Quando uscivamo insieme, quando mi portava in moto seduto sul serbatoio della sua Aermacchi Chimera o su quello della Gilera 350, mi sentivo orgoglioso. Una volta andando a Spoleto, percorrendo le curve in discesa dopo la galleria della Somma, vidi le pedane toccare l\u2019asfalto formando trucioli di gomma. Non ho avuto paura neppure un attimo perch\u00e9 io mi sentivo tra le braccia di Dio. Era anche molto scaramantico, ma in fondo lo sono tutti i piloti. Se gli attraversava un gatto nero era capace di aspettare ore che qualcuno potesse passare prima di lui. Una volta, condividendo una camera d\u2019albergo con Remo Venturi, lo redargu\u00ec perch\u00e9 aveva poggiato tuta e casco sul letto, cosa che assolutamente non andava fatta. Certamente Remo, in sua presenza, non lo fece pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma la tua percezione di bambino ti permetteva di renderti conto che tuo pap\u00e0 era un Campione?<\/em>Inizialmente no. Sai quando mi resi conto che pap\u00e0 era qualcosa di diverso? A Natale del \u201957, l\u2019anno in cui vinse il titolo. Ero davvero piccolo ma ricordo che casa si riemp\u00ec improvvisamente di talmente tanti regali arrivati da tutto il mondo che per quanti dolci, cesti, frutta, bottiglie, sembrava pi\u00f9 di vivere dentro un negozio che in un appartamento. Ma il ricordo pi\u00f9 bello, del quale ho chiesto nel tempo conferma a mia madre, fu quando mi fece percorrere il giro d\u2019onore al Circuito dell\u2019Acciaio; io e lui cinti dalla corona d\u2019alloro tra migliaia di persone che lo acclamavano. Per anni ho pensato fosse stato soltanto un sogno sino a quando, raccontandolo appunto a mia mamma, lei si stup\u00ec di quanto chiaro e dettagliato fosse quel ricordo. Ho provato la stessa sensazione tanti anni dopo quando, sempre durante una rievocazione del Circuito dell\u2019Acciaio, credo fosse il 2002, percorsi parte di quel tracciato guidando la vettura che faceva da apripista. Mi \u00e8 sembrato di rivivere un film.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ancora oggi\u00a0Libbero\u00a0rappresenta molto per Terni e per i ternani; come spieghi tutto questo?<\/em><br>La nostra famiglia aveva origini spoletine ma pap\u00e0 era nato e cresciuto a Terni, si sentiva profondamente ternano ed era orgoglioso di esserlo. Amava la sua citt\u00e0 \u00a0e provava una sincera riconoscenza verso i suoi concittadini perch\u00e9 sapeva benissimo che l\u2019opportunit\u00e0 di diventare un corridore prima ed\u00a0 un Campione poi, gli era stata regalata da persone umili come lui, uomini e donne che erano arrivati a fare una colletta per acquistare e regalargli la sua prima moto. Tutti loro \u00e8 come se fossero stati seduti insieme lui sul sellino di quella Gilera. Migliaia di ternani che lo spingevano e le sue vittorie erano anche per \u00a0loro. La sua felicit\u00e0 era quella di vedere la gioia negli occhi dei suoi amici. Tutto questo si \u00e8 tramandato nel tempo e con altre sfumature si \u00e8 ripetuto anche con Paolo Pileri, ma la citt\u00e0 era gi\u00e0 diversa. Forse, se tutto questo \u00e8 ancora vivo, \u00e8 perch\u00e9 Terni \u00e8 una citt\u00e0 che ha bisogno di tornare a sognare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>A proposito di Gilera, un amore ed una fedelt\u00e0 oltre ogni limite.<\/em><br>\u201cSono e rester\u00f2 per sempre un corridore della Gilera!\u201d Pap\u00e0 lo ripeteva sempre. Sai, a volte sono arrivato a pensare che se non fosse stato cosi fedele alla Casa di Arcore, forse quel giorno non sarebbe morto perch\u00e9 se la sua carriera sarebbe stata differente. Ho ancora a casa la lettera del conte Agusta che accompagnava un assegno in bianco per il suo ingaggio che pap\u00e0 per\u00f2, restitu\u00ec al mittente ringraziandolo. Anche la Honda si interess\u00f2 a lui ed anche altri marchi ma per lui esisteva soltanto la Gilera e non l\u2019avrebbe mai tradita. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tuo pap\u00e0 ha battuto tanti Campioni in un epoca in cui le corse erano molto differenti a come le vediamo oggi: com\u2019era il suo rapporto con loro?<\/em><br>Di grande rispetto in pista e di amicizia fuori. Sai che noi avevamo un cane che si chiamava Duke e lui ne aveva uno che si chiamava Libero? Ma non poteva che essere cosi perch\u00e9 in quei tempi era tutto differente. Il titolo che si vinceva era quello di Campione del Mondo di classiche su strada e sul trofeo c\u2019erano i nomi di tutti quei piloti che lo avevano vinto prima di te. Quella coppa \u00e8 a casa mia e Libbero fu l\u2019ultimo a conquistarla.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In cosa ti senti simile a lui?<\/em><br>Mia mamma, che purtroppo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, diceva sempre che guidavo come un cane, esattamente come lui. A parte questo per\u00f2, credo di aver ereditato il suo carattere cosi come la convinzione che con determinazione, lavoro, costanza e disciplina puoi raggiungere qualsiasi traguardo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tu hai tre figli e due di loro corrono in moto, in pratica \u00e8 la terza generazione dei Liberati piloti.<\/em><br>Giancarlo e Giulio corrono con i Supermotard e ti confesso che quando scendono in pista\u00a0 sono pi\u00f9 apprensivo io della loro mamma. Vedere per\u00f2 quanto orgoglio c\u2019\u00e8 in loro per il cognome che portano, mi rende davvero felice.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Qualche tempo fa intervistando Danilo Petrucci, gli ho chiesto in quale epoca gli sarebbe piaciuto poter vivere se non nei giorni nostri e lui, senza esitare, mi ha risposto: \u201cNegli anni di\u00a0Libbero\u201d. Mi ha confessato che avrebbe voluto correre insieme a lui anche per incarnare quelle emozioni che puoi provare soltanto se rappresenti i sogni di una intera citt\u00e0. Cosa pensi di tutto questo?<\/em><br>Quando mio padre correva, Terni era una citt\u00e0 diversa, una citt\u00e0 che soltanto da pochi anni era uscita dalla tragedia della guerra. Si, penso che i ternani avessero bisogno di sognare e di prendersi una rivincita su tante sofferenze e dolori e Libbero \u00e8 stato capace di dargli tutto questo. Oggi \u00e8 differente ma sportivamente parlando credo che Danilo abbia le qualit\u00e0 e le capacit\u00e0 per fare molto bene. Questa citt\u00e0 pu\u00f2 continuare a sognare insieme a lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo \u00e8 volato e la chiacchierata si chiude con la promessa di Manrico e Laura, sua moglie, di rivederci presto. Tutti noi continueremo a scrivere di\u00a0<em>Libbero\u00a0<\/em>\u00a0e delle sue gesta, aggiungendo qualche particolare, qualche aneddoto, qualche pensiero perch\u00e9 forse ognuno di noi lo sente un po\u2019 suo e se ne arroga il diritto. Una cosa \u00e8 certa per\u00f2: gli occhi velati di tristezza di quella che oggi \u00e8 una persona adulta ma che allora era soltanto un bimbo, mi hanno fatto vedere si un\u00a0<em>Campione,\u00a0<\/em>ma ancor di pi\u00f9 un grande uomo. Ciao\u00a0<em>Libbero<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"text-align:center\" class=\"wp-block-algori-social-share-buttons-block-algori-social-share-buttons\"><button class=\"bttn-minimal bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-facebook\" onclick=\"window.open('https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/dajemo.com\/?p=3254', '_blank')\"><i class=\"fab fa-facebook-f\"><\/i>\u00a0 \u00a0Facebook<\/button><button class=\"bttn-minimal bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-twitter\" onclick=\"window.open('https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https:\/\/dajemo.com\/?p=3254', '_blank')\"><i class=\"fab fa-twitter\"><\/i>\u00a0 \u00a0Twitter<\/button><button class=\"bttn-minimal bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-whatsapp\" onclick=\"window.open('https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/dajemo.com\/?p=3254', '_blank')\"><i class=\"fab fa-whatsapp\"><\/i>\u00a0 \u00a0WhatsApp<\/button><button class=\"bttn-minimal bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-telegram\" onclick=\"window.open('https:\/\/t.me\/share\/url?url=https:\/\/dajemo.com\/?p=3254', '_blank')\"><i class=\"fab fa-telegram\"><\/i>\u00a0 \u00a0Telegram<\/button><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passate cinquantasette primavere da quel luned\u00ec, da quel tragico 5 marzo del 1962.&nbsp;Era de Carnevale&nbsp;recita una poesia, una giornata piovosa, grigia e, da allora, indimenticabile.&nbsp;Libbero,&nbsp;con due&nbsp;b&nbsp;perch\u00e9 a Terni quel nome si pronuncia cosi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3253,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_eb_attr":"","pgc_sgb_lightbox_settings":"","footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-3254","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3254","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3254"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3254\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3255,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3254\/revisions\/3255"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3253"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3254"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3254"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dajemo.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3254"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}