{"id":3574,"date":"2022-07-07T13:28:18","date_gmt":"2022-07-07T13:28:18","guid":{"rendered":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3574"},"modified":"2022-08-09T09:45:47","modified_gmt":"2022-08-09T09:45:47","slug":"interamna-history-32","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dajemo.com\/?p=3574","title":{"rendered":"Interamna History &#8211; 32"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dal nero al rosso, dal fascismo alla Repubblica &#8211; seconda parte: Terni alla vigilia del 25 luglio \u201843<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nella-foto-Passavanti-a-sinistra-DAnnunzio-al-centro-e-Incisa-di-Camerana-a-sinistra-moglie_bassa.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3369\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nella-foto-Passavanti-a-sinistra-DAnnunzio-al-centro-e-Incisa-di-Camerana-a-sinistra-moglie_bassa.jpeg 300w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nella-foto-Passavanti-a-sinistra-DAnnunzio-al-centro-e-Incisa-di-Camerana-a-sinistra-moglie_bassa-150x150.jpeg 150w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nella-foto-Passavanti-a-sinistra-DAnnunzio-al-centro-e-Incisa-di-Camerana-a-sinistra-moglie_bassa-80x80.jpeg 80w, https:\/\/dajemo.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nella-foto-Passavanti-a-sinistra-DAnnunzio-al-centro-e-Incisa-di-Camerana-a-sinistra-moglie_bassa-100x100.jpeg 100w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify wp-block-paragraph\">Per meglio comprendere come Terni affront\u00f2 i tragici eventi successivi al 25 luglio del \u201943 cosi come quelli ancora pi\u00f9 drammatici del post 8 settembre, vale la pena ripartire da quella che era la situazione politica in citt\u00e0 all\u2019inizio del secolo scorso, facendo un breve excursus sino al periodo in oggetto. Innanzi tutto c\u2019\u00e8 da annotare come soltanto nel 1923 si assistette al primo <strong><em>Sindaco in Camicia nera<\/em><\/strong> che coincise con l\u2019elezione del marchese <strong><em>Mariano Cittadini<\/em><\/strong> ma, nonostante questo, e come abbiamo sottolineato sullo scorso numero, continuava a mancare una figura di spessore capace di essere aggregante per tutte la varie anime fasciste esistenti. Una figura che si sper\u00f2 potesse essere incarnata da <strong><em>Elia Rossi Passavanti<\/em><\/strong>, eroe di guerra pluridecorato, fiumano della prima ora e, al contrario di come certa storiografia suole dipingerlo, un <strong><em>non fascista<\/em><\/strong> per lo meno come normalmente \u00e8 inteso esserlo nel comune senso della parola. Il Passavanti era infatti un italiano, un patriota, una persona lontana dalla politica e, a testimonianza di ci\u00f2, va ricordato come dal settembre 1943 al giugno 1944 partecip\u00f2 attivamente alla lotta partigiana arruolandosi nel riorganizzato Reale Esercito del Regno del Sud, il cosiddetto <strong><em>Esercito Cobelligerante Italiano <\/em><\/strong>e per questo gli fu conferita la qualifica di <strong><em>partigiano combattente<\/em><\/strong>. La sua imposizione sulla scena politica ternana fu voluta direttamente da parte di Mussolini poich\u00e9 l\u2019<em>eroe<\/em> era ormai assiso alle cronache ed agli onori del tempo per le sue gesta, la sua popolarit\u00e0 era diventata molto ingombrante e, non per ultimo, poteva vantare una grandissima amicizia con il <strong><em>Vate<\/em><\/strong>. L\u2019essere scelto per\u00f2, fece scatenare le ire di chi, sul territorio, aspirava a ben altri lidi come <strong><em>Lufrani<\/em><\/strong> e lo stesso Sindaco <strong><em>Amati,<\/em><\/strong> poi dimissionario per protesta. Una parabola ascendente quella del Passavanti che, come abbiamo gi\u00e0 visto, giunger\u00e0 all\u2019apice con la costituzione della Provincia nel \u201936 ma che poi tocc\u00f2 il punto pi\u00f9 basso quando in una commistione tra politica ed affari, si schier\u00f2 per la rinegoziazione della convezione per lo sfruttamento delle acque, cosa che per\u00f2 arriv\u00f2 a toccare ed intralciare interessi pi\u00f9 grandi di lui. Conseguenza? Il partito umbro fu commissariato, venne inviato <strong><em>Achille Storace<\/em><\/strong>, numero due del PNF, e ad Elia Rossi Passavanti lo stesso Duce fece recapitare un messaggio con su scritto \u201c<strong><em>Firma e vattene!\u201d<\/em><\/strong>. In citt\u00e0 era comunque ormai nata la <strong><em>fabbrica totale<\/em><\/strong> che pensava e gestiva tutto, la propaganda era fortissima ed il programma di fascistizzazione sembrava funzionare anche in ragione di un clientelismo e di un opportunismo neppure tanto latente e per lo pi\u00f9 ben consolidato. Tutto questo vedeva altres\u00ec un opposizione quasi latitante, cosa che trova conferma anche nei numeri che non sembravano essere cos\u00ec incoraggianti; nel 1927 gli iscritti nella provincia ternana al <strong><em>PCd\u2019I<\/em><\/strong>,il<strong><em> Partito Comunista d\u2019Italia<\/em><\/strong>,erano appena 50 e nel \u201930 si limitarono a 17, il che rappresentava una quantit\u00e0 nettamente inferiore rispetto agli oltre 300 che si erano registrati nel 1925 quando il partito aveva potuto contare anche con una cellula all\u2019interno della Terni che da sola ne vedeva in essere ben 57. Una situazione che comunque accumunava tutta l\u2019Umbria e che non vedeva la nostra citt\u00e0 essere una eccezione. Il regime fascista, ed a ragione, iniziava ad essere visto come negazione della democrazia; nel \u201924 era stato assassinato <strong><em>Giacomo Matteotti<\/em><\/strong>, un omicidio del quale nel gennaio dell\u2019anno successivo, di fronte alla <strong><em>Camera dei Deputati<\/em><\/strong>, il Duce si assunse direttamente la responsabilit\u00e0 politica, morale e storica rispetto al clima nel quale lo stesso delitto era stato compiuto. Incomincia ad evidenziarsi un malcontento che inevitabilmente si scontra contro la grande macchina propagandistica e chi vuole lottare contro il fascismo lo fa ma, per lo pi\u00f9, sono anni di azioni solitarie, non coordinate e con effetti per lo pi\u00f9 sterili. Questa era la situazione che si respirava a Terni che comunque, e nonostante tutto, quando furono ritrovati in citt\u00e0 dei volantini a sostegno della <strong><em>Spagna rossa <\/em><\/strong>impegnata nella guerra civile, fu capace di generare intorno a se una certa eco anche all\u2019estero. L\u2019attenzione su questi fatti da parte dell&#8217;<strong><em>OVRA<\/em><\/strong>, la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Polizia_segreta\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">polizia segreta<\/a>\u00a0 operante tra il 1927 ed il 1943 e poi successivamente sia nel periodo badogliano che nella\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Repubblica_Sociale_Italiana\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Repubblica Sociale Italiana<\/a>\u00a0 a partire dal 1943 sino al 1945, fu molto alta ed a farne le spese sono alcuni attivisti locali come <strong><em>Remo Righetti<\/em><\/strong>, <strong><em>Vincenzo Inches<\/em><\/strong>, <strong><em>Giuseppe Bravetti <\/em><\/strong>e <strong><em>Pietro Lello<\/em><\/strong>. Situazioni queste che ricaddero pesantemente, ed in maniera negativa, sulle attivit\u00e0 di lotta clandestina causandone anche un rischio di paralisi. Di contro invece, gli iscritti al <strong><em>PNF<\/em><\/strong> aumentano a dismisura grazie appunto anche al grande e strutturato apparato di propaganda messo in campo dal regime. Non bisogna essere ipocriti ed accettare la realt\u00e0 per come era percepita, una realt\u00e0 dove la militanza politica poteva costituire una necessit\u00e0 e la stessa tessera del partito un modo per vivere tranquilli ed accedere al mondo del lavoro. Ed era proprio in quest\u2019ottica che anche molti dissidenti e sovversivi simularono la loro adesione al fascismo. Insomma, in questo clima bisogner\u00e0 attendere l\u2019inizio del \u201943 per assistere ad una sorta di risveglio antifascista nel ternano. Ci torneremo pi\u00f9 avanti ma neppure dopo il famoso <strong><em>25 luglio <\/em><\/strong>le cose cambiarono radicalmente cosa che invece avverr\u00e0 all\u2019indomani dell\u2019<strong><em>8 settembre<\/em><\/strong> a causa della sconfitta militare, dei bombardamenti e di altri fattori contingenti. Nelle prossime uscite affronteremo anche la <strong><em>Questione ebraica<\/em><\/strong>,un tema complesso che al pari di tutta Italia era molto sentito anche a Terni. Tornando alla lotta clandestina antecedente, mentre a Milano e Torino scattano gli scioperi, in citt\u00e0 l\u2019organizzazione comunista non riesce a trascinare gli operai in strada neppure nella ricorrenza del I\u00b0 maggio. Entrando nello specifico, una tra le differenti cause di questa situazione risedette negli attriti interni allo stesso partito o, meglio ancora, nella interpretazione della linea politica dettata dal Comitato centrale che port\u00f2 addirittura alla formazione di due differenti fazioni con la formazione di due differenti Comitati federali locali guidati l\u2019uno da <strong><em>Vincenzo Inches<\/em><\/strong> e l\u2019altro da <strong><em>Alfredo Filipponi<\/em><\/strong>, figura centrale rispetto alla Resistenza ternana sulla quale torneremo in maniera approfondita, che giunsero persino a sconfessarsi a vicenda. Fu necessario l\u2019invio di un funzionario del PC che con una azione di mediazione fu capace di riunificarle dando via a quell\u2019opera di riorganizzazione che in ogni caso venne da subito vanificata a causa del \u00a0bombardamento dell\u2019<strong><em>11 agosto del \u201943<\/em><\/strong> capace di causare un forte esodo della popolazione. In pratica, per tutto il periodo badogliano il gruppo dirigente non fu in grado di creare un legame con l\u2019apparato centrale, perdendo cos\u00ec tempo e opportunit\u00e0 preziose. La Direzione nazionale per\u00f2 non nutriva dubbi sull\u2019importanza politica e militare di Terni. In una riunione tenutasi il 3 settembre in un casolare a Campitelli, <strong><em>Gino Scaramucci<\/em><\/strong> rivendica per se la direzione politica demandando quella militare ad <strong><em>Alfredo Filipponi<\/em><\/strong>. Comunque, in considerazione del periodo e delle circostanze, l\u2019adesione al partito \u00e8 ancora esigua: Filipponi nel suo <strong><em>Diario <\/em><\/strong>parla di circa 250 iscritti, Scaramucci ne conta appena 100; in ogni caso una percentuale irrisoria se comparata al numero degli operai e che comunque ne vede pochi vantare una posizione attiva nella resistenza antifascista ed antitedesca. E\u2019 ancora lo stesso Filipponi a scrivere, siamo nel febbraio del \u201944, di come la classe operaia ternana fosse assente dalla lotta cosi come Celso Ghini, in una relazione inviata al Comitato federale, sottolinea il fatto che <strong><em>\u201c\u2026 Gli operai ternani non sono come quelli settentrionali.\u201d<\/em><\/strong>Dopoil 25 luglio del 1943 con il gli avvenimenti postumi alla caduta del governo fascista, l\u2019arresto di Benito Mussolini e la conseguente nomina a Capo del Governo del Maresciallo Pietro Badoglio, si venne a creare una situazione molto confusa con dei risvolti chiaramente ambigui. In un ogni caso non fu la fine del fascismo che in poco tempo si ripropose nella nuova veste rappresentata dalla <strong><em>Repubblica Sociale Italiana<\/em><\/strong>, la RSI, al cui vertice sieder\u00e0 sempre lo stesso Mussolini. Senza entrare nello specifico, esiste una bibliografia infinita sull\u2019argomento, giusto per citare un esempio tra tanti che pu\u00f2 aiutarci a capire il momento, basta pensare che il governo Badoglio conserv\u00f2 in vita l\u2019OVRA, il pi\u00f9 importante strumento repressivo fascista. Allo stesso tempo, dopo aver sciolto il Partito Nazionale Fascista, sempre il Governo Badoglio viet\u00f2 la costituzione di altri nuovi partiti per tutto il perdurare della guerra cos\u00ec come sciolse la Milizia che per\u00f2 entr\u00f2 a far parte delle Forze Armate insieme agli agenti di PS. In pratica trasfer\u00ec ai comandanti dei Corpi d\u2019Armata e di Difesa Territoriale la totale tutela dell\u2019ordine pubblico. L\u2019annuncio fatto lo stesso 25 luglio in cui comunicava che \u201c<strong><em>La<\/em><\/strong> <strong><em>guerra continua<\/em><\/strong> <strong><em>poich\u00e9 l\u2019Italia mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle Sue millenarie tradizioni\u201d, <\/em><\/strong>altro non rappresent\u00f2 che un tentativo di evitare le reazioni tedesche e negoziare un armistizio con gli <strong><em>Alleati<\/em><\/strong> che per\u00f2, adirati da una non ben precisa presa di posizione, iniziarono da subito un bombardamento a tappeto sulle principali citt\u00e0 italiane per costringere Badoglio alla resa tramite l\u2019azione terrorizzante sulle popolazioni che, nelle intenzioni del comando anglo-americano, di fronte a tutto questo avrebbero dovuto sollevarsi contro gli stessi fascisti e tedeschi. Roma, Milano, Torino, Bologna, Verona, Napoli, Bari e molti altri centri, furono fatti oggetto di incursioni violentissime e tragiche dove chi ne pag\u00f2 le spese fu appunto, e principalmente, la popolazione civile. Incursioni diurne e notturne dove non solo i bombardamenti furono causa di migliaia di morti, ma dove anche mitragliamenti a raso su persone inermi segnarono un nuovo confine del conflitto. Sul prossimo numero di Daj\u00e8 m\u00f2, quello in uscita ad agosto, parleremo di quell\u2019estate di settantanove anni fa quando morte, distruzione, disperazione e tragedie si abbatterono sulla nostra citt\u00e0 insieme a centinaia di tonnellate di bombe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>di Roberto Pagnanini<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"text-align:center\" class=\"wp-block-algori-social-share-buttons-block-algori-social-share-buttons\"><button class=\"bttn-simple bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-facebook\" onclick=\"window.open('https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/dajemo.com\/?p=3574', '_blank')\"><i class=\"fab fa-facebook-f\"><\/i>\u00a0 \u00a0Facebook<\/button><button class=\"bttn-simple bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-twitter\" onclick=\"window.open('https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https:\/\/dajemo.com\/?p=3574', '_blank')\"><i class=\"fab fa-twitter\"><\/i>\u00a0 \u00a0Twitter<\/button><button class=\"bttn-simple bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-whatsapp\" onclick=\"window.open('https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/dajemo.com\/?p=3574', '_blank')\"><i class=\"fab fa-whatsapp\"><\/i>\u00a0 \u00a0WhatsApp<\/button><button class=\"bttn-simple bttn-md bttn-primary algori-social-share-buttons-settings algori-social-share-buttons-telegram\" onclick=\"window.open('https:\/\/t.me\/share\/url?url=https:\/\/dajemo.com\/?p=3574', '_blank')\"><i class=\"fab fa-telegram\"><\/i>\u00a0 \u00a0Telegram<\/button><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal nero al rosso, dal fascismo alla Repubblica &#8211; 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