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Incontri con gli EX: ROMUALDO PICCHIANTE

1984 85. Picchiante Romualdo 001

Gli anni ’80……che passione!!!
Eh si, perché se è vero, come è vero, che in quella decade accadde un po’ di tutto ai colori rossoverdi, passando dalla serie B alla serie C2 nel giro di pochi anni, è anche vero che fu probabilmente in quel periodo che il tifo rossoverde raggiunse vette impensabili solo qualche anno prima, quando essere tifoso delle Fere era anche un modello di vita, con tantissimi giovani, soprattutto, che “vivevano” il loro essere tifosi sette giorni su sette. Lo stadio era sempre pieno di gente, e perfino gli allenamenti settimanali erano seguitissimi, per non parlare poi delle trasferte, che vedevano spesso centinaia, se non migliaia, di ragazzi al seguito della squadra, anche nelle trasferte più lontane dello stivale italiano. Cosa avrebbe potuto desiderare di più un ragazzo ternano doc, cresciuto in Curva Est a pane e Fere, se non quello di scendere in campo indossando la maglia rossoverde tanto amata? Il sogno di tutti i ragazzi di allora, e probabilmente anche di quelli di oggi! Ebbene, l’ex-rossoverde che abbiamo incontrato questa volta è proprio uno che ha realizzato tale sogno: Romualdo Picchiante.
Picchiante nasce a Terni il 12-08-1967 e cresce calcisticamente nella squadra della Virtus Terni, nel ruolo di difensore. Arriva in prima squadra alla Ternana nell’estate del 1985, quando sulla panchina della squadra sedeva Mister Toneatto. Rimarrà per due stagioni per poi andarsi a “fare le ossa” per una stagione all’Almas Roma, in serie D, quindi ritornerà ancora in rossoverde, per rimanerci per altre tre campionati, riuscendo a vincerne uno, grazie al famoso spareggio di Cesena, nel Giugno del 1989. Successivamente le strade di Ternana e Picchiante si dividono ancora una volta per poi incrociarsi di nuovo, dopo due anni, quando farà ritorno nella stagione 1993-’94, quella di serie D, successiva al fallimento e conseguente radiazione della Società. Rimarrà un solo anno per poi lasciare ancora una volta e chiudere la carriera calcistica in altre società d’Italia. Oggi Picchiante vive nella nostra città e pur seguendo il calcio da appassionato e tifoso, ha lasciato quel mondo del calcio professionistico.

1) Signor Picchiante, ci racconta i suoi primi passi nel mondo del calcio? 
Ho cominciato, come tutti i bambini della mia epoca, nel prato comunale vicino a casa, a Villa Palma, facendo spesso arrabbiare tutti i vicini. Tra i miei amici di gioco c’era un ragazzo che ha cominciato ad invitarmi ad andare a giocare con lui con la Virtus Terni. Avevo 12 anni ed inizialmente non volevo andare perché per me il gioco del calcio era un gioco da fare esclusivamente tra amici appunto, non lo vedevo come un gioco da fare in una vera e propria squadra. Poi però mi sono fatto convincere e così andai al primo allenamento, il giovedì, e la domenica successiva ero in campo per il mio esordio ufficiale.

2) Suo padre e sua madre come hanno seguito la sua carriera? 
Mia madre è venuta raramente a vedermi giocare perché aveva paura che mi facessi male, mentre mio padre essendo tifosissimo della Ternana fin dai tempi di Viale Brin mi ha aiutato molto fin dall’inizio. Racconto un aneddoto a tal proposito che spiega bene la sua volontà: proprio per evitare le lamentele dei vicini, lui ed altri genitori dei miei compagni di gioco sistemarono a loro spese un terreno comunale nel nostro quartiere per permetterci di continuare a giocare a calcio.

3) Chi erano i suoi idoli calcistici quando era bambino?
Non avevo un idolo sportivo da piccolo e solo quando ho iniziato a giocare a calcio con la Ternana ho cominciato a seguire il nostro sport. Però ancora prima ero già tifoso del Milan e quello era il periodo del mito di Gianni Rivera, quindi fu fin troppo scontato diventare un suo fan sfegatato.


4) Come arriva alla Ternana?
Dopo due anni con la Virtus mi notò un osservatore della Ternana il quale mi fece fare due provini. Un giorno, al mio rientro a casa, mio padre mi disse che la Società rossoverde mi aveva preso, ma io gli risposi inizialmente che non ci sarei andato perché preferivo giocare con la Virtus dove avevo più possibilità di scendere in campo. Successivamente però mi convinsi ad accettare il trasferimento e così vestii la maglia rossoverde. 


5) Presidente di quella Ternana era il compianto Giorgio Taddei, amato ancora oggi da tutti i tifosi rossoverdi. Che tipo di presidente era per il giovane calciatore Picchiante?
Per me il Presidente Taddei e il General Manager Varo Conti sono stati il “secondo papà” e lo “zio”! Essendo ternano come loro mi hanno sempre trattato veramente come un figlio e con Varo Conti, anche dopo tanti anni, ogni volta che ci incontravamo era come se non ci fossimo mai allontanati! Quelli erano tempi in cui nel calcio ancora esisteva umanità nei rapporti tra le persone, cosa che oggi ritroviamo molto raramente. E’ cambiata la nostra società civile e alla stessa maniera è cambiato il calcio. 


6) Ma già a Novembre di quel 1985 alla presidenza della Ternana arriva il Dott. Migliucci. Quali le differenze con Taddei?
In questo caso posso dire che passammo da un eccesso all’altro opposto! Taddei era il classico presidente “padre di famiglia”, riflessivo e dalle maniere signorili mentre Migliucci era un “vulcano”! Se Migliucci avesse avuto veramente i soldi sarebbe stato un grandissimo, perché di idee ne aveva a bizzeffe. Il problema era che non sempre aveva la disponibilità economica che sarebbe servita per una Società come la Ternana. Racconto un particolare che spiega bene come era il Presidente: quando andavamo in trasferta lui veniva sempre con noi al seguito e quando ci fermavamo in un autogrill apriva il suo portafoglio e mi dava 2/300.000 Lire per pagare la consumazione per tutti. Cosa che non ho mai più visto fare da nessun altro presidente. Lui era esattamente questo: generosissimo, quando poteva. Quando cominciò ad avere problemi economici io ero rimasto indietro nei pagamenti di sette mensilità. Andai in sede e mi ricevette, ricordo che aprì il cassetto della scrivania dove teneva diversi mazzi di banconote, tutti da 5 milioni di lire, me ne diede uno e mi disse di tenermi tranquillamente il resto. Io, che ero ancora giovane, in vita mia non avevo mai visto quella cifra tutta insieme! Ricordiamo ancora, dopo tanti anni, l’episodio del pranzo offerto al Liberati a tutti i tifosi rossoverdi, ma al tempo stesso anche alberghi dove avevamo alloggiato dove non venne mai saldato il conto: tutto ed il contrario di tutto!

7) In quel campionato sulla panchina rossoverde si succedettero ben tre allenatori: Toneatto, Mari ed infine Masiello. Quali le differenze tra loro nel rapportarvi con voi giocatori e con il giovane Picchiante in particolare?
Toneatto per me è stata un’altra figura paterna. Una persona umile, buona e sempre comprensiva con tutti, pur se aveva la nomina di un “sergente di ferro”. Avendo la mia famiglia una seconda casa a Leonessa, tutte le estati le passavo nella cittadina laziale. Quell’anno la Ternana fece il ritiro estivo proprio a Leonessa ed io, che ancora militavo nelle giovanili, chiesi se potevo allenarmi con la prima squadra. Mister Toneatto accettò subito e fu lui poi successivamente a farmi esordire in prima squadra (Siena-Ternana 0-0, il 03-11-1985). Anche con Mister Mari ho avuto un buon rapporto e pure lui mi fece giocare abbastanza spesso. Due anni dopo mi avrebbe voluto portare a Frosinone, in C1, poi non se ne fece più nulla. Masiello era ed è un grandissimo amico, visto che è un ternano di adozione, ma in quella stagione arrivò alla guida della Ternana quando ormai il campionato era assolutamente compromesso e non poté fare nulla per raggiungere la salvezza.

8) In seguito agli incidenti occorsi durante e dopo la partita contro il Monopoli (Ternana-Monopoli 1-2, il 27-10-1985) la Società subì tre giornate di squalifica del campo. Si andò a giocare in campo neutro a Perugia e Foligno (Ternana-Taranto 1-0, a Perugia il 10-11-1985; Ternana-Campania 1-1, a Foligno il 24-11-1985  e Ternana-Messina 1-3, ancora a Perugia il 15-12-1985), dove accadde un po’ di tutto. Lei scese in campo in due di quelle partite, ricorda “l’aria” che si respirava in campo e sugli spalti?
Sono sceso in campo, da titolare, nella partita contro il Taranto e subentrato all’inizio del primo tempo contro il Campania, mentre contro il Messina non fui convocato. Ricordo i tantissimi tifosi al seguito in tutte le tre partite, con la curva Nord del Curi invasa dai colori rosso e verde. Nella partita contro il Messina anche io ero in Curva a tifare, in mezzo agli ultras rossoverdi. Ricordo molto bene gli incidenti occorsi sia a Perugia che a Foligno, sicuramente strascichi di tutto quello che era accaduto in quella partita “maledetta” contro il Monopoli!

9) Pur essendo un esordiente lei scese in campo un numero considerevole di volte, ma quella stagione fu veramente scellerata per i nostri colori, dato che al suo termine la Ternana si vide retrocessa in serie C2. Che stagione fu comunque per lei?
Personalmente fu una stagione emozionante, nonostante tutto! Tra l’altro firmai il contratto in bianco e solo dopo scoprii che la cifra era quella minima possibile, ma io lo avrei fatto anche per 20 anni se avessi potuto, tanta era la soddisfazione di vestire la maglia rossoverde! Ricordo tutti i particolari di quella annata. L’emozione provata alla mia prima convocazione (Lodigiani-Ternana 3-2 in Coppa Italia, il 07-09-1985) e soprattutto al mio esordio in campionato (Siena-Ternana 0-0, il 03-11-1985). Però l’emozione più forte la provai il giorno che tornammo a giocare al Liberati dopo la lunga squalifica del campo (Ternana-Casarano 2-1, il 05-01-1986): anche se ero in panchina, uscire dal tunnel e trovarmi di fronte lo stadio con 6/7.000 tifosi, per me che fino a poco tempo prima ero su quegli spalti, fu veramente emozionante! Indimenticabile ancora oggi!


10) Nella stagione successiva sulla panchina rossoverde arriva Mister Facco. Tutto l’ambiente era sicuro che sarebbe stata una stagione di soddisfazioni e che al termine di essa si sarebbe tornati subito in C1. Invece le cose andarono in maniera del tutto diversa. Ricorda quali furono le sue sensazioni al termine di quella sfortunata stagione? 
Quella fu una stagione veramente disgraziata. Partimmo come la squadra da battere, visto i nomi di livello per la categoria che c’erano nella rosa (D’Amico, Di Canio, Eritreo, Di Vincenzo, Torrisi, Ravot, ecc.), ed invece in conclusione la delusione fu grandissima. Alla fine fu determinante la sconfitta di Pesaro (Vis Pesaro-Ternana 3-0, il 31-05-1987) alla penultima giornata. All’epoca la vittoria determinava ancora due punti e non tre, forse con la nuova regola che sarebbe arrivata successivamente, avremmo avuto la possibilità di vincerlo qual campionato, considerando che arrivammo a soli due punti da Vis Pesaro e Francavilla che andarono in serie B. Capire di chi furono le colpe è sempre difficile e probabilmente non c’è mai un unico responsabile ma vanno divise tra tutti i protagonisti, allenatore in primis.


11) In quella formazione militava anche il grande Vincenzino D’Amico. Ci vuole ricordare chi era e cosa rappresentava, in campo e fuori, per voi compagni di squadra?
Qui bisogna distinguere i due aspetti di D’Amico: il calciatore e l’uomo. Il D’Amico calciatore era senz’altro un fenomeno, un fuoriclasse e per quella categoria un vero e proprio lusso. Sicuramente il compagno di squadra di maggiore qualità con cui ho giocato nella mia carriera calcistica. Come uomo era un altruista, generoso, una persona scanzonata, imprevedibile, estroverso, un po’ “pazzoide” (in senso buono ovviamente). Aveva vissuto l’epoca della Lazio degli anni ’70 dove quello era l’ambiente e quello era il modo di essere: un grande comunque!

12) Ma al termine di quel deludente campionato, nell’estate del 1987, lei viene mandato a farsi le ossa all’Almas Roma, in serie D. Come prese questa scelta della Società?
Fu una scelta soprattutto di Mister Facco. Evidentemente non mi vedeva proprio e quindi preferii andare in una squadra dove avrei giocato e fatto esperienza. Con il senno di poi ho un grandissimo rammarico: a Novembre alla guida della Ternana tornò il “Maestro”, Mister Viciani e per un ternano come me sarebbe stato un sogno quello di essere allenato da un vero e proprio mito!


13) Nell’estate del 1988 fa ritorno in casacca rossoverde, immagino con grande soddisfazione da parte sua. Giusto?
Io avevo appena finito il servizio militare ma nel frattempo la Società Ternana era fallita ed era arrivato il Presidente Gambino. Fu il D.S. Bronzetti, che già conoscevo dagli anni in cui avevo militato nel settore giovanile, a contattarmi e chiedermi di far parte della rosa. Ovviamente fui ben felice di tornare!


14) Allenatore di quella formazione era il mitico Mister Tobia. Chi era per voi giocatori e per lei in particolare? 
Ho avuto un rapporto eccezionale con Mister Tobia. Prima di tutto era molto preparato professionalmente, metodico quasi all’inverosimile e alla squadra dava un bel gioco, molto piacevole da vedere, oltre che proficuo. Riuscì a creare un clima stupendo all’interno dello spogliatoio, eravamo veramente una grande famiglia! Sempre insieme anche fuori dal campo, specialmente per le feste come a Carnevale o Capodanno. C’era veramente il gusto di stare insieme. Non era il cosiddetto “sergente di ferro” come qualcuno pensa però si faceva rispettare. A volte capitavano dei battibecchi durante gli allenamenti e lui, specie se avveniva con qualche compagno più anziano, ti mandava a fare la doccia. Questo suo comportamento credo fosse molto intelligente perché così facendo ti insegnava il senso del rispetto. Un insegnamento che ancora oggi me lo porto dietro nel mio carattere. Oggi il ruolo dell’allenatore è cambiato tantissimo visto che il suo staff, in genere, è composto da 10/12 professionisti (vice, preparatore atletico, preparatore dei portieri, medico, massaggiatore, fisioterapista, psicologo, ecc.) mentre allora era composto da 4/5 persone e tutto gravava sulle spalle dell’allenatore. Tobia fu bravissimo a gestire tutto l’ambiente, nonostante la pressione che c’era intorno alla squadra. 

15) Presidente della Società nel frattempo era diventato il siciliano Gaspare Gambino. Che tipo di presidente era? Quali le differenze con i precedenti che aveva avuto? 
Mentre Migliucci era un “brillante senza soldi”, Gambino era una persona di parola, sempre preciso nei pagamenti. Se ti doveva una certa cifra, potevi stare tranquillo che quella cifra prendevi, né una lira di più e né una di meno! Ricordo che a fine stagione 1989-’90 convocò tutti i giocatori uno ad uno per saldare il rispettivo conto e quando fu il mio turno, a notte inoltrata, mi diede la cifra che mi aspettava e mi propose il rinnovo del contratto. Io inizialmente lo rifiutai perché avrei preferito andare via, viste anche le poche presenze nella stagione appena conclusa, poi i miei compagni di squadra più anziani ed esperti mi convinsero a cambiare idea e firmai per altre due stagioni per una cifra maggiore.


16) Un campionato quello sicuramente esaltante. Lei giocò poche partite, solo sette. Ci fu più delusione per questo o comunque soddisfazione per la promozione della squadra?
Purtroppo quella stagione per me fu un vero tormento a causa di diversi problemi fisici, infatti per mesi non potei scendere in campo a causa della pubalgia. Quindi la delusione più che per le scelte, legittime, del tecnico fu soprattutto per questo problema.


17) Lo spareggio di Cesena (Chieti-Ternana 1-3, d.c.r., l’11-06-1989) è sicuramente una pietra miliare della storia rossoverde. Lei quel giorno non scese in campo ma, da componente di quella squadra e soprattutto da ternano e tifoso rossoverde, che ricordo ha di quella mitica giornata?
Proprio a causa dei problemi fisici di cui parlavo prima non potei essere della partita però quella giornata la vissi da tifoso, quindi non potrò mai dimenticare l’euforia di una città intera che si “trasferì” a Cesena attraverso la superstrada E45, che ricordo non era ancora del tutto completa. Ricordo un interminabile serpentone rossoverde lungo tutto il tragitto di andata, le emozioni vissute all’interno dello stadio Dino Manuzzi e la gioia indescrivibile sulla strada di ritorno, con la gente letteralmente impazzita di gioia! Una volta arrivati a Terni sono salito sul pullman della squadra ed ho continuato a festeggiare insieme ai miei compagni di squadra in giro per le vie della città: indimenticabile!


18) Nella stagione successiva, 1989-’90, sempre con Mister Tobia, lei verrà confermato ma anche questa volta le presenze saranno solo sette. Delusione anche in questo caso?
Quell’anno, nel mio stesso ruolo, ci fu l’esplosione di Simone Altobelli che riconosco fosse più bravo di me e quindi non ho difficoltà a dire che meritava più lui di giocare. Tanto è vero che lo dimostrò andando successivamente a giocare in serie A con il Lecce.


19) Nella stagione 1990-’91, ancora con Mister Tobia prima e poi con Mister Orazi, lei scenderà in campo una sola volta in Coppa Italia (Ternana-Jesi 5-0, il 09-09-1990). Cosa accadde?
Fu una grande delusione perché solo pochi mesi prima, come detto, mi era stato rinnovato il contratto per altre due stagioni, con una cifra ancora più alta, poi però ci furono i noti problemi tra il presidente Gambino e Mister Tobia che comportarono anche la messa fuori rosa di diversi giocatori, come Sciannimanico e Doto, ed io fui visto dalla Società come uno che era schierato con loro e con il mister. Quindi fui prima messo fuori rosa anche io, poi reintegrato, ma pur allenandomi con la squadra non fui più convocato, ad eccezione della partita di Andria (Andria-Ternana 1-0, il 12-05-1991) dove, a causa delle tante assenze, andai in panchina. 


20) Nell’estate del 1991 viene ceduto al Monopoli, sempre in serie C1. In quel momento preferì andare in una squadra per poter giocare o ci fu più delusione per dover lasciare la maglia delle Fere? 
Io avevo ancora un anno di contratto con la Ternana però in quella estate cambiò la gestione societaria, con l’arrivo del presidente Gelfusa e di Mister Clagluna. Il Direttore Sportivo Galigani mi disse che se avessi voluto sarei potuto rimanere, visto il contratto che avevo, però io gli risposi che preferivo andarmene, anche per una scelta di vita, oltre che professionale, per andare lontano da Terni e provare a riuscire a realizzarmi con una maglia diversa da quella rossoverde. Fu così che venni ceduto al Monopoli, all’interno della trattativa che portò Ghezzi a Terni, dove sarei rimasto per due stagioni. 


21) Ma le strade di Picchiante e Ternana torneranno ad incrociarsi di nuovo. Nell’estate del 1993 torna in casacca rossoverde, ma nel frattempo era cambiato un po’ tutto, visto che la società era fallita, dopo aver raggiunto la serie B, ed era stata costretta a ripartire dalla serie D. Come avvenne quel ritorno? 
Visto che mi era scaduto il contratto con il Monopoli, avevo il desiderio di avvicinarmi a casa e chiesi all’amico ex-rossoverde Paolo Doto, allenatore della Dinamo Terni, di andare a giocare con la sua squadra, così andai a parlare con il Presidente e feci la preparazione estiva con loro. Nel frattempo si era costituita una nuova società al posto della “vecchia” Ternana, che era fallita, con una cordata di imprenditori ternani (Allegretti, Barcaroli, Fedeli, Trappetti), e nel ruolo di Direttore  Sportivo era stato scelto Bronzetti  e in quello di allenatore Mister Tobia. Furono loro a propormi di tornare in maglia rossoverde e non ci pensai un attimo ad accettare la loro proposta, non prima però di aver parlato, per correttezza, con il presidente della Dinamo Terni e con Paolo Doto.


22) Anche quel campionato, quando sulla panchina tornò, come abbiamo visto, a sedere Mister Tobia prima, poi esonerato, quindi Mister Ammoniaci, fu una delusione, visto che la Ternana si piazzò solo al terzo posto, alle spalle di Teramo e Narnese. Che campionato fu per il calciatore Picchiante?
Quella allestita era una squadra di categoria superiore e secondo me lo sbaglio fu della Società che fu frettolosa ad esonerare Mister Tobia. Sono convinto che se fosse rimasto lui saremmo riusciti a centrare l’obiettivo della promozione in serie C2. Le uniche mie soddisfazioni personali di quella stagione furono le numerose presenze ed il goal realizzato nel derby contro il Foligno (Foligno-Ternana 0-1, il 07-11-1993).


23) Nella campagna acquisti successiva lei verrà ceduto alla Colligiana, sempre in serie D. Quanta delusione per questa scelta? 
La società decise di non riconfermarmi e quindi “mi guardai intorno” ed alla fine approdai alla società toscana, insieme a Paolo Foti, dove in panchina sedeva il ternano Alberto Favilla. Poi però anche lì le cose non andarono come avevo sperato e durante il mercato di riparazione di Ottobre mi trasferii nuovamente, questa volta alla Viterbese di Mister Bagnato, sempre in serie D, dove vinsi il campionato proprio a spese della “mia” amata Ternana.

StagioneCompetizionePresenzeGoalCompetizionePresenzeGoal
1985-’86Serie C1170Coppa Italia00
1986-’87Serie C2160Coppa Italia50
1988-’89Serie C270Coppa Italia40
1989-’90Serie C170Coppa Italia60
1990-’91Serie C100Coppa Italia10
1993-’94Serie D291Coppa Italia10
La carriera di Picchiante in rossoverde
StagioneSqudraSerie
1979-’81Virtus TerniSettore Giovanile
1981-‘85TernanaSettore Giovanile
1985-’87TernanaSerie C1 – C2
1987-’88Almas RomaSerie D
1988-’91TernanaSerie C1 – C2
1991-’92MonopoliSerie C1
1992-’93MonopoliSerie C2
1993-’94TernanaSerie D
1994-’95ColligianaSerie D
1995ViterbeseSerie D
1995-’96CesiEccellenza
1996-’97SpoletoEccellenza
1997-’98GabellettaPrima Categoria
1998-’01BosicoSeconda Categoria – Terza categoria
2001-’03San CarloSeconda Categoria
2003-’05SangeminiPrima Categoria – Seconda Categoria
2005-’07BosicoSeconda Categoria – Terza categoria
2007-’08MirandaUisp
2008-’13Borgo RivoSeconda Categoria – Terza categoria
La carriera di Romualdo Picchiante

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di Marco Barcarotti

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