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Interamna History – 5

L’ingresso nell’Età Moderna e la Rivolta dei Banderari

Come abbiamo più volte sottolineato nei precedenti articoli, Terni è sempre stata una città di frontiera e per questo considerata come una città sempre in guardia pronta a resistere ai continui tentativi di invasione ed alla quale, per questo, si poteva accedere soltanto tramite cinque porte: a sud da Porta Romana, a nord da Porta Spoletina, ad est da porta San Giovanni e dalla Porta del Sesto e per ultimo, ad ovest, da porta S. Angelo. Di queste porte sono rimaste visibili quella Spoletina e quella di S. Angelo ma anche alcuni dei torrioni di difesa si possono ancora ammirare inglobati nel tessuto urbano come, per esempio, quello situato in Via Battisti, di fronte a Piazza dell’Orologio, ed utilizzato al pari di edicola votiva. Un vero e proprio baluardo difensivo doveva essere rappresentato invece dal forte del Cassero presso la Porta Romana. Questa era la Terni che si apprestava ad uscire dal periodo basso del Medioevo, un periodo caratterizzato da carestie, pestilenze, guerre che in generale in Europa coincisero con una grande riduzione demografica. A suffragio di ciò è sufficiente pensare che tra il 1347 e il 1350, la peste nera uccise quasi un terzo della popolazione del vecchio continente. A tutto questo va aggiunto che varie controversie, il tema delle eresie, lo scisma d’occidente, il tutto all’interno della Chiesa cattolica, portarono ad una serie infinita di conflitti e rivolte ma anche a sviluppi culturali e tecnologici che sarebbero stati destinati a trasportare il mondo verso l’Età Moderna che, come noto, vide il suo inizio con la scoperta dell’America e poi dopo tre secoli, con l’avvento della Rivoluzione Francese, all’Età contemporanea. Giusto nei primi anni del ‘400, la Terni ghibellina visse un assedio perpetrato da Braccio di Montone, al secolo Andrea Fortebraccio, un Capitano di ventura nato a Perugia e che in quel tempo prestava i suoi servigi all’antipapa Alessandro V. Un assedio che consentì di avere la meglio sulla città sfruttando anche le divergenze createsi tra due grandi famiglie ternane: i Castelli ed i Camporeali. Braccio, dopo avergli teso un inganno, fece assassinare buona parte della famiglia Castelli che governava sia politicamente che militarmente la città in base anche ad un alleanza con il Re di Napoli Ladislao. L’assedio si protrasse nel tempo, sostenuto ed istigato anche dalle vicine Spoleto e Narni ma che a quest’ultima costò molto caro quando, con la tremenda rappresaglia del sacco di Narni del 17 luglio 1527, ternani e lanzichenecchi guidati da Sciarra Colonna la devastarono, la raziarono mettendo in atto una vera e propria strage, lasciandola altresì in uno stato realmente pietoso dal quale, per rialzarsi, gli occorsero decine e decine d’anni. In realtà fu una coincidenza dato che gli stessi lanzichenecchi erano di ritorno dal sacco di Roma e accampatesi a Terni, trovarono una città schierata a favore degli imperiali e della famiglia Colonna e non poteva che essere cosi dato che la città era da tempo insofferente all’azione del Papato reo, secondo lei, di aver sempre impedito, anche con azioni dure e crudeli, l’espansione comunale. Non a caso nel 1501, lo stesso papato l’aveva dichiarata Città ribelle. Ciò che però condusse alla totale scomparsa del struttura comunale fu una fatto avvenuto nell’agosto del 1564 e che è ben conosciuto nella stessa storia della città tanto da conservarne memoria anche nella toponomastica urbana, dedicandone un largo ai protagonisti: i Banderari. Giusto per informazione, la delibera per l’intestazione di quella che sie era venuta a creare una piccola piazza, è relativamente recente dato che risale al 1954 e sostituì nella toponomastica quello che era un piccolo vicolo nei pressi della chiesa di San Cristoforo a loro dedicato già dal 1917 e dove, alcune memorie storiche indicavano come il luogo dove caddero molti Banderari viitime delle barbaroe di Monte de’ Valenti. Quella conosciuta come la rivolta dei Banderari prese le mosse dall’impossibilità di quest’ultimi, che bisogna ricordare in numero di ventiquattro partecipavano al Consiglio di Credenza della città in rappresentanza di sei rioni ed in contrapposizione di altrettanti Cittadini che invece rappresentavano i nobili, di poter accedere al Priorato ed al Consiglio di Cerna. I Banderari erano il ceto borghese composto da artieri, mercanti, agricoltori e la storia racconta che in quella notte d’estate dei sicari perpetrarono una strage uccidendo adulti e bambini, prendendo di mira quelle famiglie come i Manassei, i Gigli, i Mazzancolli, antagoniste a loro  nell’amministrazione della città. In realtà, il coinvolgimento dei Banderari non apparve cosi certo ma Monsignor Monte dei Valeri, inviato a Terni da papa Pio IV per far luce sui fatti delittuosi, li accusò di essere mandanti e complici e, in base ai larghi poteri conferitegli dallo stesso pontefice, mise in atto una repressione durissima che in breve riempì non soltanto le carceri cittadine ma anche quelle di Narni e addirittura di Roma. Pene durissime, esecuzioni, rappresaglie, confische di beni e case fecero il resto; testimonianze giunte sino a noi, parlano delle teste dei decapitati che rimasero esposte per un anno intero a monito per le genti ed il Comune fu tenuto a pagare tutte le spese processuali, quelle sostenute per approntare le accuse, per ricostruire quanto distrutto e fortificare i palazzi del potere, il tutto perché reo di non essere stato in grado di stroncare quelle violenze che nel passato avevano segnato la città. Inutile dire che ai Banderari non fu più permesso di far parte delle vita pubblica e politica di Terni. Il 17 dicembre dello stesso anno, venne ratificato dal Consiglio cittadino quanto pochi giorni prima aveva deciso il Consiglio di Cerna e cioè dichiarare quello che ai giorni nostri sarebbe inteso come dissesto finanziario dell’amministrazione comunale. Oggi subentrerebbe un Commissario straordinario, allora Terni fu costretta a rinunciare alla possibilità di amministrarsi da sola, affidando le proprie sorti alla Camera Apostolica, ovvero al Governo Pontificio non prima però che alcune famiglie facoltose ternane ebbero a fornire importanti garanzie economiche a fronte degli innumerevoli debiti contratti.

di Roberto Pagnanini

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