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Interamna History – 17

Terni città dell’Impero francese

Nei primi anni del 1800 l’Europa si trovò ad assistere, quasi impotente verrebbe da dire, alla grande sete di potere di Napoleone Bonaparte.

Al culmine della sua scalata, che vale la pena ricordare lo aveva portato dall’essere un semplice ufficiale di artiglieria sino al grado di generale durante la rivoluzione francese e poi, successivamente al colpo di stato nel novembre del 1799, assumere la carica di Primo Console, il 2 dicembre  del 1804 con il nome di Napoleone I, coronò il suo sogno e divenne Imperatore dei francesi. Un vita segnata da infiniti successi militari ma anche macchiata da sconfitte importanti le ultime due delle quali, la disastrosa Campagna di Russia e la Battaglia di Waterloo intramezzate dall’esilio sull’Isola d’Elba e dal Periodo dei cento giorni, lo portarono alla definitiva abdicazione, all’oblio di Sant’Elena  ed alla morte che giunse il 5 maggio del 1821. Durante questi questo quattro lustri, Napoleone inviò le sue truppe anche in Italia della quale si proclamò Re a Milano, nel maggio del 1805. L’anno prima, la scenografica consacrazione ad Imperatore, documentata da Jacques-Luis David su una tela da oltre cinquantaquattro metri quadri conservata presso il museo del Louvre, si tenne davanti a papa Pio VII ed al cardinale ed arcivescovo di Milano Giovanni Battista Caprara nella cattedrale di Notre Dame a Parigi mentre quella a Re d’Italia, durante la quale sembra sia stata pronunciata la celeberrima frase “Dio me le l’ha data, e guai a chi la tocca!” nello stesso momento in cui egli stesso si cinse la testa con la Corona ferrea, all’interno del Duomo della città lombarda. E’ fuor di dubbio che la dominazione francese in Italia risultò essere estremamente dura ed a testimonianza di questo si possono contare gli enormi saccheggi perpetrati ed anche le decine di migliaia di uomini costretti a sottostare alla leva obbligatoria e cosi, a combattere e morire nelle varie campagne militari condotte da Napoleone. Come se non bastasse poi, c’è da sottolineare il fatto che la politica adottata dall’invasore era atta a favorire le importazioni dalla Francia scoraggiando al contrario le esportazioni verso l’estero da parte degli italiani, e questo inevitabilmente minò ancor di più l’economia nostrana. Nonostante dalle cronache del tempo ci giunge notizia che il bilancio del Comune di Terni depositato nel 1803, ed approvato dal Cardinal Busca Prefetto del Buon Governo, presentasse un consuntivo con un attivo di 7.612,85 scudi ed un passivo di 6.250,78 per un saldo positivo di 1.362,78 scudi (facendo un semplice esercizio di fantasia,  e considerando che sempre da quel che ci viene trasmesso il potere economico di uno scudo dei primi dell’800 poteva tranquillamente essere paragonato a quello di oltre 60 euro attuali, nelle casse del Comune se ne trovava quindi una disponibilità di circa 80.000), la nostra città venne pregiudicata in maniera consistente. In quel periodo infatti, Terni fu nuovamente attraversata ed occupata dagli eserciti francesi che avevano come obiettivo quello di giungere a Roma e Napoli, il tutto in conseguenza del trattato di Foligno che la pose al principio, insieme al suo circondario, sotto il controllo ed il comando di Gioacchino Murat e poi, a seguito di altre determinazioni, nel 1809, alle dirette dipendenze della corona imperiale. Bisogna ricordare che Terni dopo il ritorno di Papa Pio IV, dovette sottostare ad un Governatorato militare Austriaco che impose una Reggenza municipale che venne composta da nobili locali presieduti dal Capitano Foch che era il Comandate Imperiale della nostra città; i nobili rispondevano al nome di Paolo GazzoliSebastiano GrazianiMarcello Sciamanna e Stefano Fabrizi. Morto Pio VI nel 1799 e succeduto a lui Emo Barnaba Chiaramonti con il nome di Pio VII, nel marzo dello stesso anno al governo di Terni venne istituita una deputazione di Triumviri presieduta dal Marchese Sciamanna affiancato dal Conte Manassei e dal Cavalier Antonelli.  Erano gli inizi del 1809 quando il Generale francese Miollins occupò Castel Sant’Angelo a Roma puntando nel frattempo i propri cannoni verso il Quirinale; nel giugno dello stesso anno, come abbiamo visto, Terni passò alle dirette dipendenze della corona e come Governatore provvisorio venne chiamato il Conte Giovanni Spada.  Fu in quei mesi che i castelli di Papigno e Miranda furono in un primo momento aggregati al dipartimento del Tevere nella Sottoprefettura di Rieti mentre la nostra città entrò a far parte di quello del Trasimeno nella Sottoprefettura di Spoleto; una situazione che durò poco perché a seguito di una istanza presentata alla Consulta straordinaria con la quale si spiegavano i legami profondi di questi luoghi con Terni, citando tra l’altro gli interessi commerciali finanche alle stesse abitudini, gli stessi furono ricollocati all’interno del dipartimento del Trasimeno. C’è da dire che con l’avvento del nuovo governo cittadino che risentiva inevitabilmente del modus operandi francese di contro alla vecchia burocrazia papalina, molti aspetti della vita cittadina subirono cambiamenti importanti con ripercussioni tangibili anche sul decoro vero e proprio di Terni che al tempo ci viene descritta come malridotta dallo stesso Ludovico Silvestri. Strade e corsi d’acqua vennero sistemati, venne realizzata una illuminazione pubblica notturna ed individuata un’area fuori le mura per il camposanto. Nella seduta consigliare tenutasi il 12 settembre del 1810, venne erogata una somma pari a 14655 scudi per la ristrutturazione ed ampliamento di quella che oggi è Piazza del Popolo. Successivamente  si lavorò al progetto della nuova Porta Romana e nel budget municipale dell’anno 1814 furono posti bel 18500 franchi per approntarne i disegni ed il piano di attuazione. Nell’ottobre del 1813 con il precipitare degli eventi dovuti alla sconfitta di Lipsia, conosciuta anche come Battaglia delle Nazioni, quando una coalizione russo-prussiana-austro-svedese costrinse Napoleone ad una difficile ritirata fino in Francia determinando anche un disfacimento delle alleanze strette in Europa, lo stesso Imperatore si vide costretto a condurre Papa Pio VII, che ormai teneva prigioniero da alcuni anni nei pressi di Parigi, presso Savona dove quest’ultimo apprese che Roma era stata liberata dal dominio francese. Fu proprio durante quel viaggio di ritorno verso la Capitale della cristianità, che il Pontefice fece sosta per una intera giornata a Terni, soggiornando presso il palazzo della nobile famiglia Gazzoli dal cui balcone impartì la benedizione alla popolazione. Il 15 maggio del 1814, venne cosi ripristinata la Sovranità Pontificia e Monsignor Ludovico Gazzoli, in qualità di delegato Apostolico per l’Umbria e la Sabina, per ciò che concerne la nostra città ne affidò la Reggenza provvisoria al Marchese Marcello Sciamanna; l’effetto immediato fu l’abolizione del Codice Napoleone ed il ripristino delle leggi dello Stato antecedenti l’occupazione francese.

di Roberto Pagnanini

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