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Interamna History – 27

Terni, il primo fascismo e la nascita della provincia (Seconda parte)

La grande vocazione antifascista di Terni portata in dote dal movimento operaio, e che per alcuni versi rappresentò un argine verso il diffondersi del fascismo stesso nella nostra città, non la rese immune dell’effetto squadrista che anzi, divenuto come d’altronde in ogni dove un concetto mentale che legava insieme le idee di battaglia e guerra, la combatté strenuamente e con ogni mezzo. In tutta l’Umbria, ed in breve tempo, partendo da Perugia vengono costituite delle squadre alle quali si attribuiscono i nomi più differenti passando da Disperatissima a Satana, da Me ne frego a Fiume; a Terni vengono formate la Turbine e la Serenissima.  Gli appartenenti a queste quadre erano rappresentanti delle più disparate estrazioni sociali e, non di rado, anche della nobiltà. Francesco Eustachi per esempio era figlio della marchesa Cecilia Cittadini e non mancò di accorrere al primo sentore di fascismo entrando a far parte dell’organizzazione squadrista, fornendo il suo contributo anche alla preparazione della Marcia su Roma; cronache del tempo raccontano come fu chiamato a presidiare l’albergo dove risiedevano gli stessi quadrumviri. Inutile narrare gli onori che gli vennero riconosciuti da sui compagni squadristi quando la morte lo chiamò a se nel 1937. In alternativa, e per contrastare l’azione delle squadraccie, si andavano formando gli Arditi del popolo, vera e propria organizzazione armata che a Terni venne costituita da Pietro Farini; si dice che  il politico ravennate trasferitosi poi in città dove gestiva una farmacia cooperativa ed aveva contribuito a ricostituire la Camera del Lavoro, riuscì a mettere insieme oltre trecento attivi. Quello che caratterizzò lo squadrismo umbro, e conseguentemente  ternano, fu la forte propensione antisocialista attuata anche in una forma molto aggressiva, capace di interagire con l’evoluzione politica del fascismo stesso; insomma, attraverso l’azione quadristica, si cercava di aprire al credo quegli ambienti ritenuti più ostili. Non bisogna però commettere l’errore di pensare che i cosiddetti squadristi fossero soltanto dei pregiudicati, dei violenti fini a stessi o dei matti indiavolati perché la realtà era ben differente; notabili, piccoli borghesi e cittadini rispettabili riempivano le fila di quello che ben presto divenne un insieme di persone che condividevano uno stile di vita fatto di credenze, miti, valori e comportamenti, persone amiche tra loro unite da uno spirito di corpo ben presente. Negli anni e seguire si arrivò anche a distribuire il Brevetto della Marcia su Roma o la Sciarpa del Littorio e, chi fu squadrista poteva fregiarsi col Filetto Rosso; attestati che portarono anche benefici economici ma appunto per questo, in quanto ambiti, generarono anche la presenza di molti millantatori come chi professava Sansepolcrista senza esserlo mai stato.  Nel maggio del ’22 si assiste ad una evoluzione militare dell’organizzazione squadristica umbra con l’accorpamento delle varie unità in una unica Legione, Legioni che vennero poi inquadrate in cinque Coorti, inclusa quella di Terni al cui comando viene chiamato il tenente Amati. Basandosi sulle testimonianze di alcuni vecchi fascisti, Elia Rossi Passavanti indica come data di fondazione della sezione ternana del Fascio di Combattimento l’ottobre del 1919, rimandando però l’emissione delle prime tessere al marzo dell’anno successivo. L’unione tra Nazionalisti e Fascisti invece avvenne nel marzo del 1923 e, in quella occasione, Ugo Zanninovich in rappresentanza del Direttorio del Partito Nazionalista consegnò i vessilli al console Luigi Amati che invece rappresentava il Direttorio Fascista. Lo stesso Elia Rossi Passavanti, e siamo già nel 1924, assunse la carica di segretario circondariale del PNF, Partito Nazionale Fascista, ricevendo le consegne da suo predecessore Mariano Cittadini Cesi presso la sede che al tempo era situata a Palazzo Cardarelli in Via Giordano Bruno. Luigi Amati e Passavanti furono anche i fondatori de La Prora, un periodico sindacale con cadenza settimanale che venne alla luce nell’estate del 1925. Il 23 marzo del 1923 con la fondazione dei Fasci di combattimento, si misero insieme ufficiali delusi, ceto medio, esponenti della vittoria mutilata, nazionalisti, il tutto con l’effetto di portare alla dimissioni l’allora Governo Orlando. E’ innegabile però che il partito mussoliniano raccolse sempre più consensi ed anche in Umbria il numero degli iscritti subì una rapida impennata passando nel volgere di pochi mesi, a cavallo tra il 1922 ed il ’23, da 9.000 ad oltre 13.000. A Terni a seguito delle consultazioni amministrative, viene eletto a sindaco il marchese Mariano Cittadini Cesi, un fascista della prima ora e come abbiamo visto già fondatore del Fascio ternano; insieme a lui, sempre tra gli eletti, il possidente Giovanni Santini e il monarchico Ercole Felice Montani, chiamati successivamente ad amministrare la città. Proprio in questo periodo inizia a prendere forma la figura di Elia Rossi Passavanti; nato a Terni il 5 febbraio del 1896 da Ruggero Rossi e Virgilia Passavanti, fu militare, conte, uno dei due soli italiani ad essere stato decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare sia nella Prima che nella Seconda guerra mondiale, politico e podestà, il primo della città. Una figura, quella del Passavanti, sulla quale torneremo il maniera più approfondita nei prossimi numeri e sulla quale, al momento, ci soffermeremo soltanto per quanto riguarda le sue attività che portarono alla costituzione della provincia. E’ necessario però sottolineare da subito il rapporto di grande amicizia e stima che lo lega a Gabriele D’Annunzio con il quale, nel ’19, partecipa alla presa di Fiume e di cui diventa Comandante della sua Guardia Pretoriana, la Disperata. Queste parole che lo stesso Vate gli dedicò, altro non fanno che confermare quel sentimento: Il Tenente Elia Passavanti, il più prode ed il più buono dei legionari fiumani, un primissimo eroe tre volte mutilato, un italiano di antica gentilezza, esempio continuo di sacrificio e di costanza”Nel caso del Passavanti si riscontra la grande importanza politica del combattentismo; l’essere stato pluridecorato, Medaglia d’Oro e ferito in più occasioni in azione, lo porta infatti ad essere imposto da  d’Annunzio nella lista per la Camera del 1924. Nel frattempo, era il 1923, il re Vittorio Emanuele III fa visita agli stabilimenti della Terni. Da un paio d’anni invece, esattamente dal 18 marzo del 1921 e cioè da quando la questione venne discussa e votata all’unanimità dal Consiglio comunale, aveva preso corpo l’idea delle giuste aspirazioni dell’Umbria meridionale. In pratica, si chiedeva un riequilibrio regionale con la creazione di una seconda provincia. Inutile dire che, già da allora, questa proposta fu ampiamente criticata, osteggiata e combattuta da Perugia che non voleva assolutamente rinunciare al dominio economico-sociale del’intera regione. Insomma, la richiesta ternana veniva vista come un vero e proprio atto separatista, una novella Catalunya oseremo dire … Se comunque il dibattito andò avanti per anni, fu nel ’26 che l’iter subì una accelerazione. Il Passavanti nel frattempo era divenuto podestà e deputato di Terni essendo stato incluso nella lista Lazio-Umbra ed eletto nella XXVII legislatura e questo, insieme agli ottimi rapporti portati in dote con l’establishment fascista, la conoscenza personale con Mussolini, l’amicizia con D’Annunzio, cosi come abbiamo visto al peso delle sue medaglie conquistate in guerra, lo rese uno dei principali artefici, se non l’unico, della realizzazione della provincia. Furono diverse  le ragioni di ordine politico che giustificarono questa scelta: prima tra tutti quella  di limitare il potere del fascismo perugino già osservato speciale da parte di Roma in quanto molto litigioso e poi bisognava acconsentire alla richiesta della dirigenza cittadina ternana di estrazione quasi prettamente agraria, sempre più preoccupata per la crescente sensibilità antifascista e sovversiva portata in dote dalla classe operaia. Il 6 dicembre del 1926 il Duce annunciò la nascita di diciassette nuove provincie tra le quali quella di Terni, anticipando il tutto con un telegramma che recava il seguente testo: “Oggi su mia proposta il Consiglio dei Ministri ha elevato codesto Comune alla dignità di Capoluogo di Provincia. Sono sicuro che col lavoro, con la disciplina e con la fede fascista, codesta popolazione si mostrerà sempre meritevole della odierna decisione del Governo Fascista”. In maniera ufficiale, la provincia di Terni fu costituita nei primi giorni del 1927 ed inglobava i comuni dei circondari di Terni ed Orvieto sopprimendo di fatto quelli di Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Piediluco, Stroncone e Torre Orsina che, di conseguenza, venivano inglobati in quello del nuovo capoluogo. Il nobilitato squadrista trova subito un riconoscimento in questa nuova situazione a seguito della costituzione della provincia di Terni e quindi della federazione; su tredici federali ben dieci erano infatti ex squadristi con le uniche eccezioni di Amilcare RossiLeonardo Gana ed Enzo Brusca. La Casa del Fascio ternana trovò sede all’interno del quattrocentesco Palazzo Mazzancolli già dimora dell’antica famiglia, di ua filanda e del Monte di Pietà. Nel 1931, giusto un lustro dopo la costituzione della provincia, il Duce venne in visita ufficiale a Terni, cosa che tratteremo in un altro articolo; erano gli anni del consenso, della propaganda più accesa che, comunque, non si può ritenere fine a se stessa ma supportata da un credo diffuso.

Un evento databile nella terza decade del secolo scorso, e che oggi è tornato di grande attualità, è quello che ha come protagonista la Fontana di Piazza Tacito. In quello che era in nuovo praetorium della città, l’incrocio tra i ridisegnati cardo e decumano costituiti dai viali Tacito e della Stazione e Battisti-Mazzini che avevano preso il posto delle originali direttrici Via Covour-Via Garibaldi e Via Roma-Viale Tacito, spostando così più a nord il baricentro urbano,  essendosi aggiudicati un concorso per la costruzione di una monumentale fontana, Mario Ridolfi e Mario Fagiolo la immaginarono come oggi la vediamo. Un tripudio di stili modernista e razionalista le cui decorazioni furono affidate a Corrado Cagli che era uno degli esponenti più significativi del movimento artistico del novecento. Un progetto iniziato nel 1932 e che vide termine nel ’36. I dodici segni zodiacali realizzati con migliaia di tessere policrome realizzate dalla vetreria veneziana Salvati, decorano un catino circoscritto da porfido rosso e marmo di Carrara su cui l’acqua crea un velo oltre che precipitare da un cestello al cui centro svetta un pennone d’acciaio.  Un’opera che più di una volta ha necessitato di lavori di ripristino dovuti ai danni subiti dai bombardamenti alleati della seconda guerra piuttosto che da manutenzioni non sempre appropriate o da eventi inaspettati come quando, erano gli anni ’60, un elefante pensò bene di rinfrescarsi nelle sue acque. La Fontana dello Zodiaco dopo una decina d’anni di restauro, è stata restituita alla città soltanto qualche giorno fa; un segno di rinascita, un auspicio di speranza, una linea di continuità con il passato e con la storia della città stessa di cui rappresenta una sintesi perfetta degli elementi fondanti come la forza dell’acqua e quella dell’acciaio. Insomma, ottantacinque anni dopo la sua inaugurazione il simbolo di Terni è tornato  a vivere in tutto il suo splendore.

di Roberto Pagnanini

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